TRAMA
Uno scienziato è ossessionato dallo scoprire le origini della vita umana attraverso la mente e ciò che si annida in essa: immerge alcuni studenti in una soluzione salina in cui perdono conoscenza e recuperano sensazioni ancestrali.
RECENSIONI
Dopo l’insuccesso del costoso (e meraviglioso) Valentino, Ken Russell accetta di buon grado di prendere il posto di Arthur Penn, andatosene in fase di pre-produzione nel 1978 per dispute con la produzione (che preferiva puntare sugli effetti speciali piuttosto che sull’aspetto umano), seguito dall’amico Paddy Chayefsky, dal cui romanzo la vicenda è tratta: il regista inglese mette tutto il suo genio visionario, eccessivo, scandaloso e debordante al servizio, per una volta, non di un “musical” o di un’indagine biografica dissacrante ma di un Viaggio Allucinante alla scoperta delle radici della specie umana, dei meandri più nascosti della mente, dove si annidano informazioni genetiche sulla sua nascita (e i suoi “perché”). Lo fa con uno stile che rispetta il titolo della pellicola, allucinogeno e alterato, che decuplica la portata degli argomenti metafisici e (para)psicologici. Gli effetti speciali possono invecchiare ma ciò che rappresentano, immersi nel liquido amniotico - matrice dell’Universo, no. Si scivola inesorabilmente nell’horror, anticipando qualcosa del futuro cinema di Cronenberg ma, per quanto russellianamente blasfema e inedita (sulla scia, però, di opere di genere come Il Cranio e Il Corvo e Il Killer di Satana), la pellicola è diventata di culto solo successivamente alla sua uscita.

