
TRAMA
Eugene non sa come dire al fratello Nick, con disabilità mentale che, per specializzarsi in Medicina, dovrà lasciare la città: Nick è molto attaccato a lui e, forse, non sarà in grado di cavarsela da solo.
RECENSIONI
Robert Milton Young, dopo gli esordi sempre più indeciso fra il ritratto raffinato e quello commerciale, preme con delicatezza sul pedale del patetismo, descrivendo un “puro” in un mondo corrotto, un grande bambino affettuoso e molto attaccato al fratello: facile far scattare la molla della simpatia ma non è una commedia come Rain Man dello stesso anno, la tragedia è dietro l’angolo. Grande la prova di Tom Hulce (memorabile la sua espressione di dolore a bocca aperta) ma anche il film riesce a crescere passo dopo passo, partendo da una piattaforma più standard su sentimento e componente edificante, messa in scena con capacità, e arrivando a donare, in seguito, inaspettati sussulti (la rabbia verso Dio di Nick che va sempre in Chiesa: “Se io ero dio mio figlio non lo facevo morire così!”) e prendendo pieghe impreviste nel susseguirsi di tragedie che, a chiusura del racconto, contribuiscono a ricomporre tasselli di spessore e significanti. Da sempre impegnato a comunicare alcuni valori, Young passa dal tema della tolleranza del diverso, all’affetto fraterno e al senso di responsabilità e finisce per comporre in modo encomiabile un toccante apologo con colpi di scena contro la violenza sui minori, evitando il finale alla King Kong o, se si preferisce, alla Hulk, il personaggio preferito dal tenero Nick: un supereroe diverso, “ritardato” ma forte quanto lui.

