Avventura, Fantastico, Recensione

KING KONG (1933)

Titolo OriginaleKing Kong
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1933
Durata90'

TRAMA

Il regista cinematografico Carl Denham, un tipo senza scrupoli, ingaggia una bella ragazza squattrinata per girare un film su di un’isola sconosciuta dove si dice viva un gigantesco mostro.

RECENSIONI

Capolavoro strabiliante, oggi come allora, per gli effetti speciali e le sequenze da antologia cui danno vita, fra mistero e terrore (fra cui quella celebre in cui Kong rapisce la bella e scala un grattacielo: deve qualcosa a una scena simile nel precedente Il Dottor Miracolo di Robert Florey). La tecnica a passo uno (stop-motion) di Willis O’Brien, che aveva già dato prova di sé nel sorprendente Un Mondo Perduto (antesignano anche per il fatto che il ‘mostro’ viene portato nel mondo civilizzato come fenomeno da baraccone), ha a disposizione un notevole budget e mostrò al mondo tutte le proprie potenzialità, con trucchi innovativi (per l’urlo di Kong viene invertito il ruggito di un leone): oltre a Kong, ecco prendere vita alcuni dinosauri e alcuni ragni giganti (rimasti sul tavolo del montaggio per volere dei registi). L’opera è epocale anche per la sua suspense (un archetipo imitatissimo in seguito), l’atmosfera arcana da caccia grossa, il fascino immenso della sua fantasia e della sua drammaturgia: il tema centrale è quello de “La bella e la bestia”, ma contiene anche una forte vena che riflette sullo scontro Natura-Civiltà, la metacinematografia del film nel film e l’autobiografia (i due registi, autori di documentari di viaggi ed esplorazione, poi di film d’avventura, hanno speso anni alla ricerca di luoghi esotici: non si fanno neanche mancare l’occasione di pilotare personalmente l’Helldiver che attacca Kong nel finale). Ernest B. Schoedsack, nel 1931, aveva già girato un documentario sulla vita di un orango tango e, nel 1932, insieme a Irving Pichel, aveva fatto le prove generali per un’avventura terrificante come questa con il seminale La Pericolosa Partita. Il metraggio originale era di 100’ ma il codice Hays nel 1938 censurò la sequenza del mostro che fa strage nel villaggio indigeno e quella in cui spoglia Fay Wray (e poi si annusa le dita!): solo nel 2000, in DVD, le scene sono state reintegrate.

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