TRAMA
Frank, croupier morfinomane, esce di prigione. Ha imparato a suonare la batteria e vorrebbe cambiare vita ma la moglie paralitica, i loschi figuri del passato e la droga non lo assecondano.
RECENSIONI
Otto Preminger, su sceneggiatura di Walter-L’Asso nella Manica-Newman (con l’aiuto di Lewis Metzler e, non accreditato, Ben Hect), affronta di petto e con coraggio un tema inusitato per l’epoca, la tossicodipendenza, la scimmia che non riesci a scrollarti di dosso: la fonte è un romanzo di Nelson Algren, da cui il regista s’è volutamente discostato. Ancora problemi con la censura a seguire (vedi il precedente La Vergine sotto il Tetto): l’argomento, per il Codice Hays, era tabù e questo film contribuì alla sua modifica. Mentre Elmer Bernstein fornisce memorabili e inedite (per un film) musiche jazz sincopate, che restituiscono l’impotenza del protagonista e danzano insieme al montaggio, il regista cerca anche altrove (oltre al “braccio d’oro”) gli elementi estremi, le situazioni e gli ambienti più foschi per restituire un quadro articolato, cupo e insolitamente realistico, nonostante sia stato tutto ricostruito in studio. Ma non c’è niente di più fondamentale, nell’economia dell’opera, della credibile prova di Frank Sinatra, che dimostra definitivamente di non essere solo The Voice. Splendidi il “logo” del manifesto e i titoli di testa di Saul Bass.

