TRAMA
Cina. Hegang, un piccolo centro presso il confine siberiano. La giovane Wu Li torna da Pechino per sposarsi con Jincai, ma è senza soldi e non trova lavoro. Jinbao e Guoqing sono due amici che passano le giornate senza occupazioni particolari, tappezzano le stanze con poster di gangster-movie e tentano di fare i bulli. I genitori sembrano mediamente indifferenti. Ogni tanto i ragazzi si incontrano, intrattenendosi in cene che sfociano in sbornie e lunghe discussioni inconcludenti. Tutto è comico, grottesco e confuso.
RECENSIONI
Chinese Scult
Geng Jun, giovane regista indipendente cinese, ha un obiettivo preciso, il solito: sottolineare il vuoto di certa provincia, il desiderio di cambiare sempre frustrato, la deriva inevitabile - quasi imposta, leggi "destino" - di chi nasce in alcune condizioni, lo sbando dei ragazzi e la rassegnazione degli adulti, eccetera. Qingnian (Giovinezza) non colpisce certo per la tematica ma per i modi di rappresentarla: girato in digitale, con camera a mano "schizofrenica", il film è un esercizio di straordinaria sciatteria sia dal punto di vista stilistico che sostanziale. In una storia che parte con l'effigie di Mao, e continua dissertando su varie funzioni corporali (tra cui feci, vomito), l'approdo della tesi da dimostrare sembra affidato principalmente alla casualità. Personaggi che tentano di disintossicarsi, sposarsi, arricchirsi, diventare qualcuno: ma - al massimo - sono raccontati in quadri sbrigativi, slabbrati, sconnessi tra loro, un collage di freddure disinteressato alla continuità narrativa e figurativa. Al loro peggio, invece, provocano la risata involontaria per i dialoghi svogliati, le interpretazioni inadeguate (tutte), ma soprattutto il semplice "fastidio" della ripresa: la macchina a mano si muove senza sottintendere alcuna organizzazione del pensiero, il senso scenico non esiste, viene posta distrattamente in alcuni punti con la sensazione che sia "dimenticata" sul set. La musica diegetica (uno stereo spesso in campo), sempre dissonante con la presunta atmosfera creata, ci conferma il sospetto di un'impostazione semi-amatoriale. Attenzione: per dovere di chiarezza, specifichiamo che questa prova non afferra mai l'elemento ridicolo della mediocrità - come fa invece altro cinema orientale -, è solo ridicolo involontario dovuto all'osservare uno strano caso di approssimazione.
