Recensione, Western

VIVERE DA VIGLIACCHI, MORIRE DA EROI

Titolo OriginaleChuka
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1967
Genere
Durata105’

TRAMA

Il forte militare è stato distrutto. Flashback: al comando dell’avamposto c’erano un colonnello inglese e il suo fido sergente. Giunse, insieme a due donne, il pistolero Chuka e li mise in guardia sugli Arapaho affamati e prossimi ad attaccare.

RECENSIONI

Non ultimo fra i parecchi western diretti da Gordon Douglas, pare un rifacimento del suo L’Avamposto degli Uomini Perduti (1951): pochi uomini in difesa e comandati da qualcuno che, odiato, non si fa scrupoli a dire in faccia ai subalterni cosa pensa (male) di loro. Un film che, oltretutto, porta avanti uno dei temi preferiti dal regista, quello dei rinnegati che diventano protagonisti. Il titolo italiano lo coglie, cercando di incasellarlo nel filone spaghetti western, per quanto sia del tutto tradizionale esteticamente, se non nei temi tipici di quegli anni (discorsi pro-nativi americani, l’antieroe che invita a non seguire le regole, il giovane soldato dissidente che vuole sovvertire l’autorità). Il pezzo forte è, però, il soggetto di Richard Jessup (da un suo romanzo: ha scritto anche Cincinnati Kid), generoso di situazioni e dettagli inusitati, soprattutto grazie alla figura del colonnello inglese di John Mills, al comando di un forte americano che raccoglie “scarti” da processo marziale. Ma anche l’amicizia virile che nasce, previo odio, fra il sergente e il pistolero ha sapori che restano impressi (merito anche di Douglas). A parte questo, c’è tutto quello che un amante del western di genere (eccitante, non d’autore) chiede alla visione, fra sesso, sacrificio, uomini svelti con la pistola, indiani temibili, attacco al forte, scazzottate. Un peccato, allora, che la messinscena di Douglas sia al solito poco rifinita: massimo rispetto per il ritmo e la capacità di coinvolgere e appassionare con quadri che evocano l’emozione giusta (vengono in mente il totale sul campo Arapaho pronto all’attacco e l’idea delle lance infilzate nel portone del forte da usare come pioli), ma se avesse reso meno effettistiche e grossolane certe dinamiche o certi profili psicologici, sentiremmo parlare molto di più di questo titolo.

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