Drammatico, Grottesco, Recensione

VIC + FLO ONT VU UN OURS

NazioneCanada
Anno Produzione2013
Durata95'

TRAMA

Vic ha 60 anni, ha scontato la sua pena, ora è sotto sorveglianza, nella piccola casa tra i boschi del Canada dove vive lo zio costretto sulla sedia a rotelle. Flo, la sua compagna di cella e di vita, la raggiunge. Con il suo passato. E i suo spettri.

RECENSIONI

Non ci sono orsi, nonostante il titolo. Ma qui, programmaticamente, è centrale quel che non si vede: i fili che legano i personaggi, i passaggi tra una dimensione di reale e un’altra. E’ cinema di lacune e allucinazioni, Vic + Flo ont vu un ours, di ellissi che aprono a libere inferenze interpretative, di scarti tra livelli e fughe di realtà: da Denis Côté, firma autorevole di opere sghembe su cui un giorno ritorneremo, un film di slittamenti, in cui le attese dello spettatore scivolano via. Come quelle dei protagonisti: Vic vorrebbe che Flo rimanesse con lei, vorrebbe passare dalla convivenza dietro le sbarre alla libertà del vivere insieme. Dell’amarsi, tranquillamente. E nel presunto realismo che le abbraccia, trovano personaggi che sono inveramenti d’ostilità. E non è solo una questione di fantasmi che ritornano violenti, a colmare di ostacoli e tensioni l’incertezza di Flo sul destino della relazione, a dare consistenza alla sua insoddisfazione, ma anche il rispecchiarsi di questa condizione sentimentale in personaggi che ammoniscono, che deformano la sua paura: coppie in cui regna la sottomissione (il padre aggressivo e il figlio silente, Jackie, tra lo Chigurh di Non è un paese per vecchi e una fumettistica strega cattiva, e il suo muto aiutante), figure di stasi morente (lo zio Emile, costretto su una sedia a rotelle, afasico). Nella vita di Vic, sostanzialmente, Flo porta le forme stilizzate della sua psiche in tumulto, un Id feroce, fiabesco, impietoso (Jackie), un Super Io da sfuggire e con cui infine confrontarsi (il poliziotto gay) per capire lo stato delle cose alla voce amore. Côté, in un cinema queer non certo perché racconta di una coppia omosessuale, abiura ai confini dei generi, centrifuga elementi di un cinema intellettualistico, artificioso, ad aperture regalate ai corpi degli attori, alle logiche del momento, guarda a Hal Hartley e ai boschi di Twin Peaks, combina affettuosa magia e trucido gore, delicato intimismo e massimalismo, forme superficialmente indie e scandagli in abisso. Chiama lo spettatore al mind game, suggerisce ulteriori rovelli mentre racconta con sofisticato gusto surreal pop. Si potrebbe scrivere per mesi, di un film come questo: certificato ciò, è da soppesare quanto Vic + Flo ont vu un ours, esercizio di uno stile sicuramente non omologato, anche quando ammicca a certi modelli di risaputa antiretorica, ci dica del mondo, quanto ci dica, quantomeno, dell’uomo. La risposta è: poco. E’, piuttosto, la corsa di un cinema che si separa della realtà e, nel suo matematico delirio, racconta per negazione quel che dal cinema ci si aspetta, delle pretese degli occhi di guarda, come un semplice gioco linguistico sedotto, ossessionato, dalla propria eccentricità, dalla parola sorpresa.

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