TRAMA
José, un geologo, viene mandato per lavoro nel Sertão, il “grande deserto” del Brasile nordorientale, dove deve rilevare il possibile tragitto di un canale di prossima realizzazione. Il suo viaggio, sempre più coinvolto negli sfondi locali, prenderà presto altre direzioni.
RECENSIONI
Un “labirinto” di soggettive (date come tanti frammenti: HD, Super8, foto, sovrimpressioni; Josè è solo sguardo e voce, non entra mai in campo) unisce il Sertão brasiliano e lo sguardo del geologo Josè, recatosi lì per lavoro. Labirinto che diventerà presto il vero viaggio di Josè.
Lasciato dalla moglie, Josè abbandona lentamente il lavoro (fare degli accertamenti nell’area del “grande deserto” in previsione della costruzione di un canale d’acqua che andrà ad irrigare la zona) per perdersi dentro ogni particolare: dai campi lunghissimi del Sertão alle mani di una donna che stringono delle rose di plastica (di un rosa acceso che diventa il particolare del particolare), dal volto di una prostituta al resoconto dell’incontro di una notte. Tanti brandelli di vita che si fissano sul piano come un’impressione - sul presente, sul passato, sull’amore, sull’abbandono, sulla povertà... - che Josè riesce a riconoscere/ricordare parlandone. Tutto diventa allora il centro di tutto, e l’immagine si espone continuamente a se stessa.
Parto perché devo, torno perché ti amo. L’uomo e il suo vissuto, trasfigurati nell’oggetto ripreso, si ricongiungono nell’immagine. Dove perdersi è cosa facile.
