Drammatico, Recensione

VARIÉTÉ FRANÇAISE

NazioneFrancia
Anno Produzione2003
Durata90'

TRAMA

Eric torna nel suo paese per sposare Edith. La sua felicità è però disturbata dal comportamento ambiguo del padre che ha messo in vendita la casa di famiglia e ha dato le dimissioni dalla fabbrica dove lavorava. Una notte Eric si reca a fargli visita e scopre i corpi senza vita di sua madre e di suo fratello. Colpito alla testa si risveglia l’indomani e si rende conto che forse nulla di quello che ha vissuto è realmente accaduto. Ma si è trattato solo di un incubo o gli avvenimenti futuri gli riserveranno ancora delle sorprese?

RECENSIONI

Il sacrosanto zimbello del Festival, Variété Française è di una bruttezza letteralmente indescrivibile e quasi sublime. Il regista-attore Videau dimostra di ignorare la grammatica filmica elementare e si dimostra interprete espressivo come un blocco di tufo, vagando spaesato a sparar sporadiche cazzate per tutto il “film”. E’ davvero inutile, a modesto parere di chi scrive, dilungarsi sui perché e i percome di tale scempio, ché solo una (coraggiosa) visione consent(irebb)e un asintotico avvicinamento al concetto “farsi un’idea”. L’unica analisi “testuale” possibile di VF, detto in altri termini, è il testo stesso. Mi limito a tre considerazioni: 1) la colonna sonora è un synth-pop anni ’80 che nemmeno i Ricchi&Poveri in crisi creativa mal sorretti da una produzione inadeguata 2) il catalogo del festival, per parlare del film, ha scomodato paragoni con Jacques Demy e Bresson, ci sono dunque gli estremi per un’azione legale 3) è vergognoso che un film del genere ottenga una qualche visibilità in qualche luogo, lo è ancora di più (vergognoso) che venga selezionato per la Settimana Internazionale della Critica al Festival di Venezia.

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