Drammatico, Recensione

UN’ALTRA DONNA

Titolo OriginaleAnother Woman
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1988
Durata77'
Sceneggiatura
Fotografia

TRAMA

Marion Post è una professoressa di filosofia di New York in aspettativa per scrivere un nuovo libro. A causa dei lavori di costruzione nel suo palazzo, subaffitta un appartamento ammobiliato in centro per trovare pace e tranquillità. Il suo lavoro viene interrotto da voci provenienti da un ufficio vicino nell’edificio dove un terapeuta conduce la sua analisi.

RECENSIONI

La voce di un’altra donna, proveniente dallo studio di uno psicanalista, contiguo alla stanza nella quale sta lavorando al suo libro, porta la cinquantenne Marion (Gena Rowlands, superlativa) a un’analisi della propria vita. «Se qualcosa pensi che funzioni lasciala stare» dice la protagonista, donna colta e intelligente, che negli anni ha costruito una spessa cortina che ha mortificato le sue passioni, rendendola fredda e distante. Il dramma che l’altra donna mette a nudo nelle sue sedute diventa lo specchio spietato nel quale stavolta Marion non potrà fare a meno di guardarsi, un viatico al progressivo precipitare nel passato: attraverso ricordi, sogni, confronti diretti, riconsidererà il suo atteggiamento e, spettatrice attonita del teatro della sua vita, imparerà a smettere di mentirsi, a calare la maschera, comprendendo quali sofisticati inganni ha ordito a se stessa. Prese sofferte decisioni, troverà la forza per ricominciare nelle pagine del romanzo dell’uomo che l’ha amata davvero e che lei ha respinto per non subire il turbamento di un sentimento autentico. Struggente parabola sull’autocoscienza da un lato e sull’angoscia universale dall’altro, Another Woman è il vertice assoluto dell’Allen drammatico, che rende con precisione dilaniante la scoperta di un abisso interiore, sullo sfondo, non meno significativo, di un ambiente che istiga alla recita e che, dietro cultura e raffinatezza, cela vuoto e cinismo. La fotografia brunita e autunnale è di Sven Nykvist, luce e colori dei film di Ingmar Bergman, sorta di rinvio implicito al mentore e ispiratore (dal bilancio esistenziale, con flash nel passato, di Il posto delle fragole, al confronto obbligato con l’esperienza dell’altro - e inevitabile rispecchiamento - di Persona).

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