TRAMA
Mabel è sempre più instabile e nervosa. Quando, una sera, il marito operaio non torna a casa, si porta a letto uno sconosciuto. Il giorno dopo, a pranzo, mette in imbarazzo gli amici del consorte e diventa sempre più apprensiva con i tre figli.
RECENSIONI
Un dramma familiare in interni di estrazione medio-proletaria e (per metà) italoamericana che diventa angosciante per l’imbarazzo e la tensione che si vengono a creare in presenza di una donna in pieno esaurimento nervoso: ma lo sguardo di Cassavetes nei suoi confronti è colmo di pietà e benevolenza. Piuttosto, è l’ambiente (oggetti e persone), nella sua banale quotidianità, a essere ritratto come fonte di inquietudine, instabilità, irritabilità: l’opera, allora, apre una finestra sulla condizione sociale della donna in generale. Un cinema magistrale che parte dalla commozione nell’ottima stesura dei profili psicologici per allargare lo sguardo, in modo sempre lucido e mai vacuo, all’insieme che li comprende, scoprendo così in ogni volto ed espressione un intero universo, raggiungendo livelli di realismo inediti (memorabile, in questo senso, la scena della prima tavolata con gli amici operai): sono brandelli rubati alla vita vera, e l’occhio di Cassavetes è ineguagliabile nel cogliere sempre le sfumature giuste, quelle che sanno arricchire il racconto cinematografico di ulteriori significati. Oscar alla regia e a un’indimenticabile Gena Rowlands (moglie del regista): ma lo meritava anche Peter Falk.

