TRAMA
Roma: nello stesso palazzo di Piazza Farnese, avvengono prima un furto poi l’omicidio di una donna. Il commissario Ingravallo indaga sul marito e il cugino dell’assassinata.
RECENSIONI
Dal romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda (1947), di cui vengono trascurate le componenti più sociali e intellettuali: secondo il co-sceneggiatore Alfredo Giannetti, Pietro Germi non terminò neanche mai di leggerlo, cambiò l’ambientazione in periodo fascista ed era poco interessato a riprodurne lo stile letterario, convinto sostenitore dell’autonomia della Settima Arte rispetto alla pagina scritta. Grazie al suo adattamento, però, diede vita a uno dei rari film-gialli all’italiana del periodo, modello per molte produzioni future: Germi sa cavalcare il mistero, organizzare e districare il suo “imbroglio” e agli stilemi hollywoodiani aggiunge ricchezza di sfumature e spruzzate di umorismo (è sia critico che ironico, ad esempio, il ritratto di una polizia non certo efficiente, dotata di mezzi stentati: basti la scena della telefonata con i carabinieri). Ritaglia per sé uno splendido carattere di ispettore rude ma (impercettibilmente) con cuore, in cui immette tutto il suo sistema valoriale, spietato con l’ipocrita perbenismo e indulgente con l’ignoranza degli ultimi. Co-firma anche, con Carlo Rustichelli, la canzone ‘Sinnò me moro’ cantata dalla figlia di quest’ultimo, Alida Chelli.

