Biografico, Recensione

UN ANGELO ALLA MIA TAVOLA

Titolo OriginaleAn angel at my table
NazioneNuova Zelanda
Anno Produzione1990
Durata158’

TRAMA

Anni venti: vita della scrittrice neozelandese Janet Frame, rossa, paffuta, patologicamente timida, rinchiusa in manicomio per otto anni perché creduta schizofrenica.

RECENSIONI

Originalmente realizzato per la televisione in tre parti (“Nella tua terra”, “Un angelo alla mia tavola”, “L'inviato di Mirror City”), corrispondenti a quelle dell’autobiografia della poetessa pubblicata nell’arco 1983-1985, uscì su grande schermo con 50 minuti in meno. Materiale ideale per l’autrice di Sweetie: ancora un’aliena che non si integra, una diversa, ritratta negli aspetti dell’esistenza più eccentrici, per evitare (anche) gli psicologismi e far intuire i sentimenti dalle azioni più emblematiche (Janet che ruba i soldi al padre per comprare le gomme alle compagne di scuola: un modo per farsi accettare). Jane Campion è magistrale nel modo in cui sussurra il peso delle influenze sulla protagonista e i punti di svolta cruciali per la sua formazione, raccontando e non dimostrando attraverso vari bozzetti/episodi degni del “Cuore” di De Amicis. Giustappone vari tasselli a comporre il mosaico di un’intera esistenza. Opera deliziosa, riscaldata da flash molto evocativi, colorata (in tutti i sensi) di pastelli e lievi eccentricità che ricordano Pippi Calzelunghe.

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