TRAMA
Da quando i Bergen scoprirono che mangiare i piccoli e festosi troll donava loro felicità, ogni anno ne facevano scorpacciate. Da vent’anni però i troll sono fuggiti ma la loro futura regina Poppy dà una festa rumorosa, contro il parere dell’amico Branch, convinto che attirerà i Bergen.
RECENSIONI
La DreamWorks cerca di bissare il successo di Shrek agganciandogli la moda di trasporre in animazione un brand di giocattoli, in questo caso le bambole troll (Good Luck Trolls) del danese Thomas Dam. Il problema sta nello script di Jonathan Aibel e Glenn Berger (più talentuosi nella saga di Kung Fu Panda), prevedibile nel suo svolgimento (e nella sua morale) sin dalle prime battute, e nella regia di Mike Mitchell, che staglia l’opera in una sfera modaiola ed “easy”, adotta la figuratività dei videoclip e si dedica a copiosi numeri musicali (prodotti da Justin Timberlake che, in originale, doppia anche Branch: aveva già collaborato con la DreamWorks per Shrek Terzo), reinterpretando brani famosi in qualche modo diegetici al racconto. Una sorta di Moulin Rouge usa e getta che propina ingredienti contingenti ai suoi tempi e non è pensato per restare: è insopportabile, infatti, questa continua vena ammiccante, festaiola e affidata a meccanismi narrativi stereotipati. Il look: i troll, simili a quelli visti in Frozen, non hanno niente di memorabile; molto meglio i Bergen, soprattutto gli sgraziati e simpatici Re e sguattera che si innamorano in stile Cenerentola.

