Fantastico, Recensione

TRIANGOLO DI FUOCO

Titolo OriginaleWilder Napalm
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1993
Durata109’

TRAMA

L’odiato fratello, che gli incendiò i capelli e ora fa il clown in un circo, torna in città, invidioso che abbia sposato la donna che amava. Entrambi hanno poteri pirocinetici.

RECENSIONI

Una donna che arde di passione, un marito pompiere, un fratello clown e piromane. Un triangolo strambo e allegorico per un film bizzarro e azzardato, che mescola surreale e fantasy, commedia e dramma familiare, grottesco e horror. Non è piaciuto praticamente a nessuno: gli stessi produttori l’hanno bloccato per due anni prima di distribuirlo. Andiamo controcorrente: dopo un primo momento in cui può sconcertare la miscela di nonsense e kitsch (colori da mondo dei giocattoli compresi), soprattutto da parte di un regista che, prima, aveva esordito con un notevole, sobrio dramma realistico (Fuori dal Tunnel), viene da encomiare la voglia di Glenn Gordon Caron di rischiare, esponendosi continuamente all’incomprensione dei confini fra cinema di genere, lusinga, tocco originale, registro erroneo, libertà creativa. Il regista non possiede la visionarietà di Fellini (il mondo circense) o David Lynch, tantomeno il talento di un Peter Chelsom il cui cinema ricorda molto (pensando alle sue prime opere autorali in madrepatria, Il Mistero di Jo Locke, il Sosia e Miss Britanna ’58; Il Commediante) ma, fra “Moon River”, cori dei pompieri (“The mighty echoes”: è anche un musical), una sensualissima sonata per violoncello di Debra Winger, una resa dei conti pirotecnica e l’immancabile citazione di Stephen (Aw)King (così appare sulla copertina di un libro) e del suo Fenomeni Paranormali Incontrollabili (i poteri pirocinetici), ma anche di Viva Las Vegas e del telefilm Vita da strega (i due fratelli rispecchiano la stessa contrapposizione di intenti che c’era fra Darren e Samantha nel serial), questo pastiche è gustoso e piacevolmente stravagante e, attraverso vari simbolismi, cerca anche di affrontare temi non futili, disegnando un Dennis Quaid esibizionista ed egocentrico (quindi vestito da “pagliaccio”) a confronto di un (ottimo) Arliss Howard che, invece, è sin troppo controllato e introverso. Sono come due figure archetipiche, epiche e “mitiche” in contesa per la stessa donna, che fa da ago della bilancia per riportare l’armonia in famiglia. Da citare, fra le altre cose, gli sguardi strafottenti fra i due fratelli al primo incontro nella roulotte, la gag del girotondo con la falciatrice, il finale che rifiuta di essere edulcorato, nonostante sia “lieto”: Caron inquadra anche il cranio orrendamente ustionato di Howard. Estroso e coraggioso.

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