TRAMA
Al soldo dei medio-orientali e guidati da un genio folle licenziato dalla Cia, alcuni mercenari s’impadroniscono di una potente arma satellitare e minacciano Washington da una base operativa posta su di un treno.
RECENSIONI

Torna l'invincibile cuoco in una copia carbone di Trappola in Alto Mare: l'azione si sposta, in modo elementare, dalla nave del primo episodio a un treno. La sceneggiatura (co-scritta dal regista Matt Reeves, rivista da Brian Helgeland e altri) è grossolana, colma di stereotipi e arriva a essere imbarazzante nel momento in cui azzarda intrighi di potere, un umorismo di bassa lega (il monolitico Steven Seagal ha come spalla un facchino di colore che dovrebbe garantire l'ingrediente comico) e il sentimentalismo (la nipote ritrovata). Altro che satellite provoca-terremoti: si trema alla sola visione con questi ingredienti in campo. Non per niente è citato “Ai confini della realtà”. Per fortuna Geoff Murphy non è il primo arrivato (scelto dal Seagal co-produttore dopo aver visto Il Massacro dei Maori e costretto dal contratto con la Warner a girare qualsiasi cosa gli avessero offerto): evita il più possibile di far "recitare" il protagonista (ridicolo quando accenna al suo passato doloroso) e si concentra sul puro spettacolo violento e a spron battuto (con Helgeland scherzava sul film chiamandolo Die Hard on a Train), palesemente inverosimile (vedi le inaspettate doti da guerrigliero del facchino) ma dignitoso, laboriosamente girato (in studio) all’interno del treno e con un bel finale pirotecnico (lo scontro fra i due treni). A salvare la baracca è, soprattutto, il tono epico e spiritosamente cavalleresco (vedi lo scontro finale fra titani: parte con un duello col coltello da spadaccini): Murphy sa come infervorare gli animi, facendo leggere il terrore negli occhi del malvagio megalomane (un grande Eric Bogosian) di fronte al coraggio di un singolo più forte di lui. Simpatica la gag dello spray antistupro.

