Drammatico, Recensione

THE YARDS

TRAMA

Anni Ottanta: appena uscito di galera per furto d’auto, Leo si fa coinvolgere dall’amico Willie in atti di corruzione per fornire al patrigno commesse dal Consorzio della metropolitana. Il patrigno, però, uccide un sorvegliante e tutti danno la caccia a Leo.

RECENSIONI

A differenza del precedente e pretenzioso Little Odessa, sempre incentrato sulla figura di un candido che segue le orme criminali di una persona a lui vicina, e sempre in parte autobiografico (lo scandalo ritratto coinvolse anche il padre di James Gray), The Yards dipana i talenti del regista nel momento in cui si discosta dal cinema europeo e si rivolge a quello classico hollywoodiano, soprattutto quando tentava di innovare la tradizione (fra innocenti braccati e mélo tragico familiare, fa venire in mente il meraviglioso La Caccia di Arthur Penn). Il passo superiore si vede sin dall’incipit: mentre il racconto, co-sceneggiato da Matt Reeves (futuro regista di Cloverfield), pare contenere direttrici da mero film civile su uno scandalo, Gray trasporta il film su lidi più alti, attraverso la recitazione degli attori, i non detti, le allusioni, gli sguardi che dicono altro rispetto allo “scritto”. Si innescano i toni di una tragedia a spirale involutiva, dove il protagonista ritrova la stessa situazione che lo portò a finire in carcere per coprire i compari, “la tribù”: mentre il finale recita la preghiera per rompere il codice del silenzio della strada, Gray non fa o dice mai nulla di retorico, anche perché non si intravede via d’uscita (i giovani e la malriposta fiducia negli adulti: quando il tipo di Charlize Theron prega il patrigno di aiutare il cugino). Il titolo sportivo, infatti, è allegoria delle yard da conquistare per uscire dalle pastoie criminali (quelle del protagonista e quelle di un’intera società invischiata nell’omertà). Fa la differenza, anche, la splendida figura da villain di Joaquin Phoenix, malvagio con la lacrima. Teso e coinvolgente: inconcepibile che sia stato un flop su suolo statunitense (hanno contribuito i problemi produttivi, con un’uscita in sala posticipata di due anni). Gray, per sua e nostra fortuna, riuscirà a girare e far parlare definitivamente di sé otto anni dopo, con il terzo film (I Padroni della Notte).

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