TRAMA
I fidanzati Janet e Brad si ritrovano nel castello di Frank-N-Furter, un travestito che sta assemblando una creatura, Rocky Horror, che sarà l’uomo perfetto.
RECENSIONI
“Il” cult (kitsch) per eccellenza, cresciuto nei cuori e nei cineclub nonostante l’ostracismo dei benpensanti, una delle poche “mosche bianche” nel cinema mondiale che, nel bene e nel male, non fa che citare-replicare-copiare-riprodurre sempre se stesso. Tutto nacque con Richard O’Brien a Londra, nel 1973, quando presentò questo musical ibrido dalla testa ai piedi: dalla transessualità dei personaggi alle fonti di ispirazione che vanno dal rock (canzoni dello stesso O’Brien: già diventate immortali) alla fantascienza trash anni Cinquanta, dal fumetto al racconto gotico, dal feticismo ammiccante al puro demenziale. Lo slogan di lancio “Mostruosa ragnatela di mutanti folli, docili travestiti e mostri muscolosi” si avvicina pochissimo alla carica trasgressiva, iconoclasta e contro il perbenismo, in modo divertito, di questo musical. David Bowie aveva da poco sdoganato l’ambiguità sessuale con Ziggy Stardust: O’Brien rincara la dose vestendo i personaggi maschili con sexy lingerie di retaggio femminile. Due anni dopo, lo stesso regista (australiano) della versione teatrale lo trasporta al cinema, con qualche modifica (il lieto fine non c’era, la canzone ‘Once in a While’ scompare) non rinunciando all’imprescindibile Tim Curry (il suo Frank-N-Furter, storpiatura di Frankenstein, è una delle cose per cui vale la pena vivere), allo stesso O’Brien nei panni del maggiordomo Riff Raff, a Pat Quinn (Magenta) e Nell Campbell (Columbia); Barry Bostwick, Susan Sarandon e il cantante Meat Loaf vengono aggiunti. Il messaggio scandaloso? “Fate l’Amore, non la Guerra”: abbandonatevi totalmente ai piaceri del sesso.

