Amazon Prime, Poliziesco

THE ORDER

Titolo OriginaleThe Order
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2024
Durata116'
Sceneggiatura
Tratto daThe Silent Brotherhood di Kevin Flynn e Gary Gerhardt
Fotografia
Montaggio
Scenografia
Musiche

TRAMA

Nel 1983 l’agente dell’FBI Terry Husk è il solo a notare un filo comune in una serie di rapine, contraffazioni ed esplosioni di ordigni nel nord-ovest del Pacifico, e si dedica a dimostrare che questi eventi non sono opera di qualche criminale comune ma di un gruppo di estremisti di destra e suprematisti bianchi altamente organizzato e motivato, col dichiarato obiettivo di muovere guerra al governo degli Stati Uniti e rovesciare il governo federale.

RECENSIONI

Per l'australiano Justin Kurzel la violenza – fisica o psicologica – è sempre specchio di una società in disfacimento. Basti pensare all'esordio Snowtown (2011), alla sua versione del Macbeth (2015) o persino al più impersonale Assassin's Creed (2016). Con The Order, Kurzel torna a immergersi nelle pieghe più oscure dell'America, adattando il saggio di Kevin Flynn e Gary Gerhardt basato su fatti realmente accaduti: la storia di un gruppo neonazista che negli anni Ottanta cercò di innescare una rivoluzione bianca armata, tra attentati, rapine e omicidi. Un film (e un tipo di cinema) che dichiara le sue intenzioni fin dalle prime inquadrature: atmosfere livide, natura fredda e ostile, cieli plumbei e volti duri, incisi dalla frustrazione. Kurzel costruisce un racconto che è più di un semplice thriller criminale: è un'esplorazione disturbante delle radici del fanatismo, della seduzione del potere e del mito della frontiera. Come accade con Zodiac di Fincher, anche qui la cornice del true crime si trasforma in qualcosa di più denso: un'analisi del male come forza strutturale, sistemica, capace di mimetizzarsi sotto parole d'ordine patriottiche. Due sono le figure che dominano la scena. Da una parte c'è Bob Mathews (Nicholas Hoult, nel ruolo più oscuro della sua carriera), giovane suprematista dal viso gentile e dagli occhi di ghiaccio. Dall'altra, Terry Husk (Jude Law, ambiguo e magnetico), agente dell'FBI consumato dalla solitudine e dall'alcol, figura western di uomo in rovina, chiamato a inseguire ciò che resta della giustizia. The Order non cerca di offrire spiegazioni semplici o morali rassicuranti. Piuttosto, ci costringe a guardare in faccia l'assurdo, mostrando quanto possa essere fragile il confine tra insoddisfazione sociale e odio fondamentalista.

La regia di Kurzel è precisa, fredda come l'abisso che racconta, e totalmente disinteressata alla spettacolarizzazione. Nelle scene d'azione – come l'assalto al furgone blindato o l'esecuzione nei boschi – non c'è mai un gusto estetico nella violenza. L'orrore è grezzo, sporco, reale. Anche la bellezza dei paesaggi – immortalati dalla fotografia desaturata e malinconica di Adam Arkapaw – sembra carica di presagi: gli Stati Uniti sono un teatro ai margini, terra di un estremismo sotterraneo che avanza, infetto e organizzato. C'è un forte senso di inevitabilità nel film, come se tutto fosse già scritto, come se la brutalità fosse l'unica conclusione possibile per personaggi incapaci di trovare uno spazio nel mondo contemporaneo. The Order ci costringe a chiederci quanto le dinamiche che alimentano il radicalismo siano ancora vive oggi, quanto siano cambiate – se lo sono – e quanto sia facile, in fondo, cadere nella trappola della banalità e della semplificazione. Non siamo di fronte a un nostalgico dramma d'epoca: ciò che Kurzel racconta è vivo, pulsante. The Order è un film radicale sulla radicalizzazione, sull'identità perduta e sulla rabbia come unica risposta percepita. Ma è anche, e soprattutto, un duello tra due ombre. Il poliziotto Husk e il bandito Mathews si osservano come animali feriti, specchi l'uno dell'altro: entrambi maschere di una virilità tossica, entrambi destinati all'ostracismo, entrambi vittime e carnefici in una tragedia senza catarsi. E alla fine, se c'è qualcosa che The Order ci insegna, è che il male non sparisce. Cambia forma. Si nasconde. Ma resta lì, pronto a tornare: il vero pericolo non è l'ideologia in sé, ma la disperazione che le permette di attecchire.