Fantascienza, Recensione

THE GIVER

TRAMA

Il futuro dopo la rovina: la comunità di Jonas è in bianco e nero, non si provano emozioni, tutto è preordinato. Ma Jonas viene scelto come l’accoglitore di memorie, e il donatore gli fa vedere tutto ciò che è proibito.

RECENSIONI

Allegoria della fine dell’adolescenza: si esce dalla bambagia e inizia il dolore senza protezione. Le premesse non incoraggiano: per quanto il romanzo di Lois Lowry sia precedente (1993) a vari epigoni clonati, la sua traduzione cinematografica in fantascienza young adult alla moda (ma i dodicenni del romanzo sono rimpiazzati da diciottenni) rischia di renderlo identico e risaputo, fra futuro distopico, rito di passaggio per l’adolescenza, sistema sociale colmo di regole e ad alveare (richiamato anche da un totale dalle nuvole). Per fortuna solo il prologo, che spiega le “regole del gioco”, si attiene a queste coordinate: segue un interessante, a volte anche appassionante, rapporto fra maestro e allievo. Ma, come si poteva raccontare in modo diverso il prologo per non farlo assomigliare a tutto ciò che era uscito prima sul grande schermo, era auspicabile anche qui dare maggiore spessore alle ragioni tematiche in ballo (scelta fra emozioni e loro appiattimento): la sceneggiatura, invece, si adatta alla superficie, senza guizzi. La differenza la fa la prova di Jeff Bridges che, anche produttore, crede davvero nell’operazione. Esteticamente, Phillip Noyce si limita al canone colore/bianco e nero di Pleasantville e simili.

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