TRAMA
Harlem: Superfly, spacciatore di colore, sogna il grande colpo per potersi ritirare dal giro. Non fa i conti, però, con la corruzione nella Polizia.
RECENSIONI
Cult della blaxploitation che segna l’esordio cinematografico di Gordon Parks Jr., figlio del regista di Shaft, fotografo come il padre (notare l’interessante sequenza di istantanee e la cura nel gioco di colori e luci), ma assai meno dotato per quanto riguarda la tenuta del ritmo e del racconto. La sceneggiatura, con i suoi (pochi) dialoghi prolissi e la semplicità del proprio assunto, cozza con la ricerca di stilizzazione della messinscena, impegnata più nel contorno (il realismo urbano, lo studio sugli atteggiamenti macho degli afroamericani), nei ralenti e nella macchina da presa a mano (con tanto di cavi in bella vista), ignorando la corretta sintassi del montaggio, la rifinitura del contenuto e non curandosi dello studio sui personaggi, privi di psicologia e motivazioni. Se non altro, Parks Jr. si rende conto di avere fra le mani un gioiello, la colonna sonora di Curtis Mayfield, e “spara” più volte la bella title-track, mentre lo sceneggiatore Phillip Fenty tenta di buttarla sul politico: “piantare tutto” per Super Fly vuol dire abbandonare il “paradiso americano dei bianchi”, non stare più al loro sporco gioco, che relega gli uomini di colore nella povertà, costringendoli ai mestieri più infami e speculandoci sopra (la Polizia). Non si può sostenere che Ron O’Neal abbia carisma, è solo cool: sarà lui a dirigere il seguito.

