TRAMA
Tutta la famiglia reale inglese rimane uccisa: l’unico erede è un pianista di bar statunitense, zotico e bontempone.
RECENSIONI
Il meccanismo è quello dello scambio di ruolo, sempre più spassoso se si pone il bonaccione ignorante in posizioni di prestigio, facendo vincere la genuinità sulla forma. Lo sceneggiatore David S. Ward riesce in pieno a sfruttarne l’ingranaggio, divertendo ed emozionando al momento giusto: aggiunge una parte sentimentale più convenzionale e a tratti perde il controllo dell’equilibrio del tutto, ma gli vengono in aiuto l’esuberanza irresistibile del grasso John Goodman, la classe ineguagliabile di Peter O’Toole e un’azzeccata, amorevole e non qualunquistica critica alla cultura della Gran Bretagna nelle sue grandi contraddizioni: una delle poche analisi spiritose e sagaci da parte dei solitamente grossolani nipoti delle colonie.

