Drammatico, Recensione

STROMBOLI

NazioneItalia
Anno Produzione1949
Durata105’

TRAMA

Karin, nata in una famiglia agiata lituana, per sfuggire al campo profughi italiano dove si trova, sposa un giovane pescatore che la porta a vivere nell’isola vulcanica di Stromboli. Sarà uno strazio, per lei, ambientarsi.

RECENSIONI

Nello splendore di uno scenario naturale unico che, appunto, avvicina a(l) Dio, nel vigore di uno spirito neorealista che rifugge sia gli artifizi della finzione sia quelli del benessere, preferendo ritrarre l’essere umano dal basso, nelle compagini più semplici, “povere”, Rossellini anela, anche, a quello che Serge Daney chiamò “ipnotismo viscerale”, in un connubio di magnifica intensità e modernità, raccontando la solitudine avviluppante, le sofferenze psicologiche (novità nel cinema del maestro) e dell’anima di una protagonista di estrazione sociale benestante che non riesce, non vuole e non può, ambiziosa e intollerante, adattarsi a una vita dura, misera e fra ignoranti che si affidano a tradizioni di vita sociale per lei incomprensibili. L’amore di Rossellini, invece, è tutto per queste genti senza pretese che, col capo chino, affrontano le intemperie dell’esistenza (allegoricamente rappresentate da una natura violenta). Al personaggio, pedinato ovunque dalla macchina da presa, della neo-compagna Ingrid Bergman (grande scandalo suscitò, all’epoca, l’abbandono del marito, ma anche di Hollywood, da parte di quest’ultima), riserva uno sguardo di pietà, senza giustificarla del tutto nel suo disadattamento esistenziale. Indimenticabile la ripresa della tonnara.

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