TRAMA
Un prepotente proprietario terriero ingaggia un fuorilegge, Cheyenne Harry, per uccidere i contadini che non gli cedono gli appezzamenti. Quest’ultimo, però, si ravvede e vuole aiutarli.
RECENSIONI
Esordio nel lungometraggio (cinque rulli, un'ora di visione circa) di tale Jack Ford, alias (di lì a poco) John Ford, cresciuto nella "factory" di Thomas Ince e sotto l'ala protettrice del fratello Francis, attore e regista prima di lui. Una sorta di estensione in durata di due cortometraggi girati con Harry Carey poco prima, sempre imperniati sulla figura del bandito gentiluomo Cheyenne Harry: le collaborazioni con questa star primordiale del cinema di frontiera ammonteranno a ben 26 pellicole. L'opera è principalmente al servizio del protagonista, per lui (e la bella di turno) si sprecano i primi piani anche se il livello generale di recitazione non buca lo schermo. Il giovane Ford è ancora acerbo nel dirigere gli attori e governa solo discretamente un plot elementare, un archetipo del genere: il solitario che salva gli onesti contadini dal malvagio latifondista. Ma è difficile giudicare un’opera che non è conservata nella versione originale voluta dal suo autore: è sopravvissuta solo una copia rimaneggiata dalla produzione per una riedizione nel 1925. I cambi di scena passano un po’ troppo di palo in frasca senza tessuto connettivo e anche le didascalie vanno per conto loro, incapaci di rendere conto della "parola" e dei pensieri dei personaggi: ci si accorge solo alla fine che fra Carey e Molly Malone c'è una passione sotterranea, non si comprende per quale motivo sia necessario uccidere Cheyenne Harry (se non per tirarselo contro e fare il gioco dello sceneggiatore) né è credibile la sua conversione da carnefice a salvatore. Le note positive vanno cercate in certe soluzioni creative tecniche: sono davvero pregevoli tutti i campi lunghi in esterni naturali (cosa non usuale per l’epoca) e i punti d'inquadratura, come quelli dal basso. Segnale della poetica irlandese di Ford: l'amicizia virile e bontempona sotto l'effetto dell'alcol ma il finale lirico, ridicolo e incoerente è stato voluto dalla produzione per la riedizione del 1925: quello di Ford vedeva il protagonista allontanarsi solitario.

