Bellico, Recensione

STOP-LOSS

TRAMA

Il sergente Brandon King, di ritorno dall’ennesima missione in Iraq dove ha perso amici e commilitoni, sta per congedarsi ma l’esercito lo precetta: non ci sta e fugge insieme alla fidanzata del suo migliore amico.

RECENSIONI

A distanza di quasi dieci anni dal pregevole esordio Boys Don’t Cry, Kimberly Peirce torna al cinema con una produzione dell’emittente MTV, che ne influenza l’estetica con il ricorrente stilema di sprazzi con musica, scritte sovrimpresse e fare giovanilistico: ma l’intento della regista non è certo celebrativo dell’argomento trattato. Anche sceneggiatrice, previe testimonianze di prima mano dal fratello minore di stanza in Iraq, compone un canto antimilitarista che racconta, appunto, dello ‘stop loss’, la precettazione dei militari per continuare la leva anche contro la propria volontà. Riporta, soprattutto, l’esperienza di chi fugge e si ribella, dei reduci menomati per sempre, delle vittime, dei soldati incapaci di sostenere una vita da civili una volta rientrati. Uno sguardo non volto al passato ma contemporaneo agli eventi additati come lo era Redacted di Brian De Palma e il coevo The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, il cui successo ha probabilmente adombrato i meriti di quest’opera, meritevole più per l’emblematico racconto che per i temi sollevati, in particolar modo per la chiusura originale, segno dei tempi che cambiano. Nelle opere antimilitariste anni Sessanta/Settanta, infatti, la ribellione era possibile: oggi il Sistema è imbattibile e ci si piega a esso. Più che un’opera contro la guerra, allora, quella della Peirce si trasforma in un’ode alla costrizione di giovani eroici, anche volontari come il protagonista, condannati a morire.

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