Drammatico, Recensione, Thriller

STONEHEARST ASYLUM

Titolo OriginaleEliza Graves
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2014
Durata112’

TRAMA

1899: Edward Newgate è il nuovo tirocinante in psichiatria al manicomio Stonehearst, diretto da Silas Lamb con metodi poco ortodossi, permettendo ai pazienti di vivere la propria follia senza coercizioni. Edward s’innamora dell’isterica Eliza Graves, ma scopre che il vero personale dell’istituto è stato fatto prigioniero.

RECENSIONI

Brad Anderson ha realizzato opere di genere personali, denotando controllo e volontà sull’opera, previa ossessione tematica (la follia e il senso di colpa in varie declinazioni). Lavorando sempre più su commissione, però, non sempre riesce a piegare la materia al proprio credo, per quanto la restituisca sempre con una qualità formale di talento: in questo caso, fra Edgar Allan Poe, film in costume e connotazione gotica (il bosco, la nebbia, il castello in cima alla collina), l’opera sembra una rivisitazione filologica dello stile Hammer sulla scia di The Woman in Black. Il racconto paradossale “Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma” non ha mai avuto portavoce cinematografici autorevoli, ad eccezione di un breve film di Maurice Tourneur del 1913, ed è promettente l’impostazione dello sceneggiatore Joe Gangemi, che Anderson ha incrociato nel serial antologico Fear Itself: elabora, inventa ed amplia il racconto, portandolo su coordinate che facciano riflettere sugli errori della scienza nel curare o meno i pazienti e nel definire la follia (“Tutti siamo matti, alcuni non lo sono abbastanza da ammetterlo”). Spostare la vicenda nel 1899 è ben augurante, per un nuovo secolo in cui si spera cambi l’approccio. Le ragioni di genere, però, prevalgono e l’opera somiglia al colpo di scena finale sulla reale identità del protagonista, un’intuizione ricca di potenzialità giocata più per stupire che come svolta con implicazioni intriganti. Se Ben Kingsley aggiorna la sua galleria di personaggi tornando a Shutter Island (e ad Anderson dopo Transsiberian) e il film è intrigante ed impeccabile nell’esecuzione, saltano maggiormente all’occhio sviste di logica come quella in cui il protagonista, pur sapendo chi ha di fronte, fa comunque la scenata sull’omicidio del fuggitivo, scandalizzato e rischiando tutto per niente. Produce Mel Gibson.

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