TRAMA
C’è di mezzo la Repubblica Galattica, la pace universale, i complotti e tutto il resto ma il succo è che Anakin e la sua giovanissima allieva Ashoka Tano devono trovare il figlio di Jabba The Hutt e liberarlo dalle grinfie dei suoi rapitori.
RECENSIONI
You fought in the Clone Wars? , chiedeva Luke Skywalker a Ben Kenobi nell’Episode IV. Tralasciando il fatto che la traduzione italiana tirò fuori dal cilindro una fantasiosa Guerra dei Quoti (sic), è questo uno dei pochi, precisi riferimenti a un ipotetico passato sui quali Lucas ha potuto edificare l’universo della sua trilogia “originaria”. Aggancio prezioso, quindi, utilizzato/sfruttato nel titolo (e nella sceneggiatura) dell’Episode II: Attack of the Clones, poi riutilizzato nella serie televisiva animata The Clone Wars (arrivata anche in Italia grazie a Cartoon Network) e adesso rispolverato per questo Star Wars: The Clone Wars che a sua volta può essere visto come lungometraggio Pilota dell’omonima, imminente serie televisiva e che, per concludere questo periodo sintatticamente assai involuto, si riallaccia a sua volta alla citata serie animata mutandone però i connotati cosmetici (dall’animazione classica alla Computer Grafica). Sì, ma insomma, veniamo al dunque: The Clone Wars è un prodotto fortemente kids oriented le cui vicende si collocano da qualche parte tra gli episodi II e III dell’esalogia: una voce over iniziale dà anche qualche (suppongo) precisa ma sbrigativa coordinata narrativa sostanzialmente inintelligibile, a meno di non essere un Giovane Padawan con ottime capacità attentive o un Vecchio Jedi con buona memoria. Ma poco importa, in realtà. Il film è scandito soprattutto da una pletora di sequenze cinematiche, distribuite su una semplice quest principale timidamente arricchita da sub e side quest appena abbozzate, con la parte propriamente Star Wars Saga della storia confinata sullo sfondo, a fare presenza. C’è decisamente carenza di grandeur, un’atmosfera generale un po’ à L’avventura degli Ewok, un comparto SFX più che decente ma dal feeling straight-to-DVD, mentre dell’aria di famiglia guerrestellari-ana, intesa in senso vero e proprio, rimane giusto qualche riflesso, attivato da spunti tecnici (la punteggiatura filmica tutta tendine e iris, il montaggio di più linee narrative parallele, dei classici, insomma) e dalla semplice presenza di personaggi mitici come Jabba the Hutt o R2-D2. Spesso, però, più che di riflesso sarebbe meglio parlare di riflesso di un riflesso, visto che i link più diretti, anche e soprattutto registici, sono agli episodi I-II-III e se si pensa che già questi ultimi vivevano di rendita inerziale, e che qui sono spesso citati/“clonati” frame by frame (si vedano le sequenze di combattimento), ci si fa un’idea di quanto questo oggettino sia di fatto inconsistente e privo di interesse. Curiosa la caratterizzazione estetica dei personaggi che, citando la serie televisiva originale, risulta un buffo mix tra Manga (in versione Super Deformed), Lego Star Wars e massicce dosi dei vecchi Thunderbirds.

