TRAMA
Una “zona” di origine sconosciuta si forma sulla Terra: si dice esaudisca i desideri, ma chi l’ha percorsa non è più tornato indietro. Uno scrittore (l’astratto) e uno scienziato (il concreto) si fanno accompagnare da una guida “iniziatica” (stalker).
RECENSIONI
Se si riesce a farsi avvolgere dal passo ieratico e ossessivo dell’occhio di Tarkovskij, il viaggio iniziatico è pura esperienza mistica, dolcemente angosciante (il pericolo è ovunque, proprio in quanto ignoto), superbamente immersi nell’atmosfera di questo inaudito racconto allegorico dell’uomo alla ricerca della verità e della felicità. Con incerti confini fra fantascienza e filosofia (come in Solaris), mistero e tensione penetrano sottopelle in un’opera che è, al contempo, la meno cerebrale e la più umanamente complessa del regista russo (Tarkovskij: “Il tema principale è la dignità dell’uomo e della sua sofferenza per la mancanza di tale dignità”). Prendendo le mosse dal racconto “Picnic sul ciglio della strada” dei fratelli Strugackij, le riflessioni sono d’alta letteratura (quella sulla musica lascia il segno) e, a livello figurativo, è pura estasi: il paesaggio dominato dall’acqua (rappresentazione della società moderna) diventa “zona” della coscienza e la magnifica parte finale travolge ricolma di significato, nel momento in cui l’essere umano diventa cosciente della propria imperfezione di fronte alla stanza che esaudisce i desideri inconsci, non quelli che crediamo essere tali.

