
TRAMA
Lisbona, anni Trenta: l’anziano Pereira si occupa della pagina culturale del ‘Lisboa’. Assume, per redigere necrologi, il giovane Monteiro, che gli apre gli occhi sull’incipiente fascismo.
RECENSIONI
Grazie al best seller di Tabucchi (che ha collaborato ai dialoghi), Roberto Faenza offre a Marcello Mastroianni uno dei ruoli più convincenti della carriera: il grasso, sentimentale, adorabile, ignaro e poi lucido Pereira. La terza persona del libro, che ripete continuamente “Sostiene Pereira che…”, è affidata a una voce narrante e, per quanto il regista non possegga il medesimo talento di un Nikita Michalkov (con Mastroianni alle terme torna in mente Oci Ciornie), è riuscito lo schizzo caricaturale dei comprimari con cui avvelena con il sarcasmo i “nazionalisti” ed evoca simpatia per i “sovversivi” repubblicani (il dottore di Daniel Auteuil, il cameriere, il prete), risultando più efficace, nello scuotimento di coscienze, di tante pellicole più (melo)drammatiche nel restituire gli esecrabili fatti degli anni trenta fascisti e quel clima di terrore (qui ben rappresentato, eccentricamente, dalla figura della portinaia impicciona). È ben colta, anche, la contrapposizione fra vecchiaia come stato dell’essere più che del corpo, intossicata e addormentata dalla paura della morte, alla stregua dei capi chini dinnanzi al motto “Viva la muerte” dei nazionalisti, e della giovinezza come amore istintivo, meno razionale, per la vita e (di conseguenza) per la contestazione a ciò che pare negarla, come il potere dell’ingiustizia. Pereira è un uomo che subisce una lenta metamorfosi, acquisisce una coscienza politica prima offuscata dall’ignavia o celata dietro l’amore per la letteratura. Anche Faenza, agli esordi giovanili, possedeva più fervore contestatore, sostituito da una specializzazione in trasposizione di testi letterari: continua la sua “lotta”, cioè, più da Pereira che da Monteiro (il poco convincente Stefano Dionisi). Sterili gli attacchi della critica, nel momento in cui si sono concentrati sulla mera comparazione con il romanzo, cui Faenza resta sostanzialmente fedele, aggiungendo solo la sequenza al cinematografo, dove si proietta il film “propagandistico” del 1937 A Revolução de Maio. Girato a Lisbona e Cascais.

