TRAMA
Walter Mitty, creativo che sogna sempre a occhi aperti di essere l’eroe di tante avventure, si ritrova in una vera odissea quando una bella ragazza gli consegna un taccuino che rivela il sito di gioielli preziosi.
RECENSIONI
Il film di Norman Z. McLeod vale molto meno della notorietà archetipica del suo bellissimo racconto, nato nel 1939 e in forma brevissima dalla penna dello scrittore e disegnatore umoristico James Thurber (che non amò la scelta di Danny Kaye per interpretare la sua creatura: difficile dargli torto, nel momento in cui la rende meno empatica del dovuto): per gli statunitensi, Walter Mitty è talmente iconico da essere diventato il sinonimo dell’inguaribile e inetto sognatore. L’opera è moderatamente divertente e, sempre e solo discretamente, innesca la matrice avventurosa nei voli di fantasia, sfruttando il meccanismo di immedesimazione: le scenette che presenta, infatti, sono illustrative e poco satiriche (ma è indovinata la parodia dell’epica sentimentale) e, anche quando riesce a essere felicemente “delirante”, l’istrionismo di Danny Kaye mostra la corda, incapace di reggere il confronto con chi, con la stessa mimica e scomposizione corporea, ne raccoglierà l’eredità (Jerry Lewis). McLeod, regista dei fratelli Marx, di Bob Hope e, l’anno precedente, di un altro successo di Kaye (Preferisco la Vacca), doveva osare di più con gli stilemi surreali, laddove le proiezioni mentali restano invece una mera parodia dei generi hollywoodiani, ma ha sempre preferito la farsa di grana grossa alla raffinatezza e alle sottigliezze. Insolito l’eros spinto tramite Virginia Mayo (vedere la scena in cui, per la pioggia, è mezza nuda in cucina), mentre è fumosa l’esposizione dell’intrigo. Qualche gag va a segno: ad esempio quella in cui Kaye entra nell’ufficio del boss dal cornicione, seguito dai piccioni, e quella con Boris Karloff psichiatra che, per certificare le allucinazioni del suo paziente, inscena una buffa sarabanda con la complicità della segretaria. Il racconto di Thurber, in verità, possiede ben altre doti di amarezza e malinconia: se ne ricorderà il nostro Paolo Villaggio.

