Biblico, Recensione

SODOMA E GOMORRA

TRAMA

Le città di Sodoma e Gomorra prosperano grazie al commercio di sale e sulle spalle degli schiavi. Mentre Astorath medita di spodestare la sorella, regina di Sodoma, il retto Lot guida la sua tribù alla ricerca di una colonia sulle rive del Giordano.

RECENSIONI

Goffredo Lombardo, della Titanus, trovati partner americani (Joseph E. Levine) e francesi, s’imbarca in una produzione fuori controllo, con il budget che levita dai 2 milioni di dollari iniziali ai 5 finali, problemi sul set (esterni in zona Marrakech) e con un Robert Aldrich, secondo le cronache, intrattabile. Nonostante campeggi sulle locandine come co-regista e in Italia si sia insistito ad accreditargli addirittura “tutta” la regia, Sergio Leone ha sempre smentito: serviva un nome italiano per ricevere i contributi di stato e Aldrich stesso lo scelse come regista della seconda unità (scene di massa e di battaglia), avendo apprezzato il coevo Il Colosso di Rodi (al tempo era un “esperto” del genere anche per aver portato a termine Gli Ultimi Giorni di Pompei di Mario Bonnard), chiamato per girare le scene di massa e di battaglia e “tutelare” Lombardo da un Robert Aldrich, secondo le cronache, intrattabile. Altre fonti, però, nonostante in Italia si sia insistito ad accreditare co-regia e addirittura “tutta” la regia a Leone (sulla carta, in realtà, regista della seconda unità), dichiarano che il regista romano uscì di scena prima che l’opera fosse portata a termine. Per lanciarla sul mercato nel 1962, la pubblicità fu efficace e portò molto pubblico in sala, ma il rapporto uscite-entrate lo rese comunque fallimentare, come fallimentare è a livello artistico, non tanto per la sua spettacolarità, quanto per una drammaturgia da un lato elementare, dall’altro raffazzonata, con temi e archetipi derivativi (il modello è I Dieci Comandamenti di Cecil B. De Mille). Note speciali: i titoli di testa con “orgia” di Maurice Binder, la comparsata delle gemelle Kessler (due ballerine), l’ultima colonna sonora per il grande Miklos Rozsa.

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