Fantastico, Mediometraggio, Recensione

SIMON DEL DESERTO

Titolo OriginaleSimón del desierto
NazioneMessico
Anno Produzione1965
Durata42’

TRAMA

Simon fa penitenza, con digiuno e preghiere, su di una colonna nel deserto: i preti lo venerano ma il diavolo, in forma di donna, lo tenta in tutti i modi.

RECENSIONI

L’ateo Buñuel, dopo quel Nazarin in cui un prete tentava di vivere secondo i principi cristiani circondato dalle brutture umane e capito solo da una prostituta, e dopo aver interpretato un sacerdote che terrorizza i fedeli dal pulpito per Alberto Isaac nel suo In questo villaggio non ci sono ladri, presenta il suo Simon asceta (che imita il santo Simeone lo stilita) che, ugualmente circondato da meschini, scoprirà dall’esperienza con il diavolo che tanti sforzi hanno poco di onorevole. La vera ascesi Buñuel ha sempre preferito trovarla in un mondo più materiale: è questo il senso del memorabile coup de théâtre del finale (dopo aver presentato, fin lì, un Simon “eroico” e santo), ad opera di una donna che, come sempre, per Buñuel è l’emblema della vittima designata dai tabù e dalle ipocrisie borghesi (mentre le sue figure maschili sono solitarie e ossessive).  La durata da mediometraggio è dovuta al fatto che, finiti i fondi, Buñuel arrangiò un finale improvvisato in una notte.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film