TRAMA
Pittsburgh: senza un’assicurazione contro l’incendio, quando la loro casa va in fumo si ritrovano per strada con i due figli. Inghiottendo l’orgoglio, chiedono aiuto prima al fratello di lui, poi alla previdenza, ma tutto va sempre peggio.
RECENSIONI
Lee Grant si era imbattuta in questa straziante storia vera durante le riprese del documentario Down and Out in America (1986) che le è valso l’Oscar, incentrato sui senzatetto creati dalla recessione: ne trae un ottimo dramma di finzione, realistico e angosciante, ancor più apprezzabile per la scelta di un finale non riconciliante. Opera dura ed efficace nella denuncia di una piaga sociale terribile (in America gli homeless, altro titolo con cui è conosciuto il film, sono più di 3 milioni). La più grande dote dell’attrice, da regista, è proprio la direzione degli interpreti: certo aiuta avere un pezzo da novanta come Christine Lahti, fenomenale. Un racconto di progressiva discesa agli inferi che tormenta e coinvolge, ancor più feroce perché ingannevolmente permeato, sin dall’inizio, da una vena di ottimismo e speranza, che i continui traumi disilludono sempre più, facendo aprire gli occhi su una condizione disperata di sradicamento, di vita in bilico, di assenza di sicurezze, con una spirale verso il basso senza fondo (il “Non può andare peggio di così” qui non funziona). Regia e sceneggiatura, forse, sono meno distaccate del dovuto quando insistono nel cucire i caratteri più ottusi e meno responsabili addosso al marito e al figlio maschio, lasciando del tutto intatti la saggezza e il coraggio della madre, ma è encomiabile il modo con cui Lee Grant è riuscita a trattare la materia senza spettacolarizzarla, nemmeno piegandola a una presa di posizione personale, di denuncia socio-politica: prende atto della realtà e lascia che parli da sola con le sue umiliazioni, i pregiudizi subiti, i disagi.

