TRAMA
Un assassino mascherato elimina, una ad una, le modelle di un atelier di moda. I sospettati dalla polizia temono che questa venga in possesso di un misterioso diario.
RECENSIONI

Un thriller gotico, nostrano, di culto, in…bianco e rosso. La messinscena stilizzatissima e pop di Mario Bava imbeve di sangue la pellicola, cerca l'inquietudine nell'immobilità dei manichini, sfoggia carrelli laterali (proprio) da "paura", sceglie personaggi dell'alta borghesia, meglio se nobili, per sfruttare il décor di ville decadenti e un vivere fra sesso, droga e coscienza sporca. Le modelle, troppo belle per vivere, servono per dare un tocco macabro/sexy: le loro morti sono molto violente ma il gentil sesso avrà anche modo di vendicarsi. La sceneggiatura di Marcello Fondato (lo stesso di I Tre Volti della Paura) non brilla per completezza e solidità, e il nostro "Roger Corman" non è certo un rifinitore quando si tratta di rendere la materia credibile e la drammaturgia più appassionante. Poteva, ad esempio, sviluppare meglio il tema dell'amour fou ma è un narratore d'atmosfere per immagini e dinanzi a cotanto talento creativo si chiude un occhio volentieri su gaffe (l'antifurto dell'auto, scoperto in due secondi dal poliziotto che poi afferma "L'assassino conosceva la vittima perché l'ha trovato immediatamente"), misteri involontari (perché una delle vittime trascina il cadavere di un'altra dentro casa?) e azzardi sleali nei colpi di scena. Strepitosa la sequenza dell'omicidio in casa di Franco, montata magistralmente la scena dell'atelier con la borsetta contenente il diario, indimenticabile la soggettiva dell’assassino indolente e minacciosa nel finale. Il giallo-thriller italiano nasce qua (e in La Ragazza che Sapeva Troppo). Conosciuto anche come L'Atelier della Morte.

