SCHATTENWELT

Anno Produzione2008

TRAMA

Widmar, un ex terrorista della RAF, esce di prigione dopo aver scontato la sua pena e tenta di ricostruirsi una vita in un isolato condominio presso Friburgo. Da carnefice del passato diventerà vittima di un presente che soffre per le numerose ferite ancora aperte. Solo la Storia, nella sua rivisitazione piu’ intima e circoscritta, può sperare in un nuovo riallineamento.

RECENSIONI

Lo sguardo è siderale e decentrato. La memoria collettiva si rifugia nel pieno anonimato, senza palesi cacce alle streghe, riesumando un rimosso che necessita un chiarimento nella sua dimensione privata, nei contatti di personaggi al di fuori dell’attuale, vacillanti in un tempo ancora prigioniero di uno spettro precedente ¹.
Le lunghe ombre degli anni di piombo tedeschi, portano Conie Walter a riflettere su una complessa eredità tutt’altro che cauterizzata, nella quale due generazioni si affrontano per ritrovare un’identità definita. Non può così mancare il dilemma etico di un Paese che rivive nell’azione individuale della giovane Valerie la vendetta per gli innocenti uccisi (Widmar a suo tempo le assassinò il padre che lavorava come giardiniere presso l’obbiettivo della spedizione), ma a sua volta precipita la Storia in un’ennesima circolo di violenza, ripercorrendo inconsciamente le orme dei “padri”.
Immerso in una fotografia perlacea e sbiadita, ennesimo richiamo di senso per un passato che ancora incombe, Long Shadows prende la strada a metà tra il veemente dramma psicologico e il thriller macchiettato di inflessioni noir, indirizzando la sua riuscita e correttezza in un ben lucido disegno d’insieme, dove forse la prima parte di attesa che precede l’agnizione di metà film regge maggiormente rispetto alla seconda. L’esplosione delirante di Valerie ha alcune pecche nell’esasperare i toni, ma di fronte all’interpretazione (convincente) di Franziska Petri possiamo chiudere un occhio.

¹ Il totale a inizio film che ci fa assistere, prima alla finta scarcerazione di Widmar per seminare la massa di giornalisti, poi a quella reale dove solo un passante, riconoscendolo, inveisce contro di lui, funge da chiaro esempio per comprendere le intenzioni della regista.

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