Biografico, Drammatico, Recensione

SALVADOR

TRAMA

Nel 1980, il giornalista statunitense Richard Boyle, accompagnato dall’amico Doctor Rock, si ritrova nel mezzo della guerra civile del Salvador, fra guerriglieri e militari al potere: vorrebbe fuggire ma s’è innamorato di Maria.

RECENSIONI

Dopo due film horror poco notati e (almeno) due sceneggiature che denunciavano una poetica più personale (Fuga di Mezzanotte e L’Anno del Dragone), Oliver Stone firma da regista la prima pellicola del percorso politico che lo contraddistinguerà nella Storia del Cinema, coronato di riconoscimenti già l’anno successivo con Platoon (film entrambi prodotti in modo indipendente con l’appoggio della inglese Hemdale). Per fare partire il progetto Stone s’era impegnato tutto, non avendo trovato l’appoggio degli studi hollywoodiani: anche la distribuzione lo disertò, poco convinta dagli eccessi di violenza e di polemica contro il Governo. Invece fu un inatteso successo fondato sul passaparola. Stone porta in immagini l’esperienza del co-sceneggiatore e giornalista Richard Boyle e lo fa in modo potente, coinvolgente, documentato (tenendo a mente anche l’inchiesta “Weakness and Deceit: U.S. Policy and El Salvador” del giornalista del New York Times Ray Bonner) criticando sia (in minor misura) i guerriglieri per le esecuzioni dei prigionieri, sia (maggiormente) il ruolo avuto nella guerra dal proprio governo (che appoggiò indirettamente le squadre della morte). Gira in Messico con un budget esiguo (3 milioni di dollari) rispetto alle ambizioni di ciò che metterà in scena fra coralità (93 ruoli parlanti, migliaia di comparse), decine di location, mezzi militari, massacri, cariche di cavalleria (per il gran finale, la battaglia di Santa Ana, girata nella seicentesca Tlayacapan). Ma, a fare la differenza, sono la magnetica prova di James Woods e il personaggio che Stone gli cuce addosso (anche se non hanno avuto buoni rapporti sul set): perché, al di là dei connotati storico-politici (il regista mette in scena anche la brutale uccisione dell’arcivescovo Romero, di cui riporta fedelmente un sermone), quest’opera alla Urla del silenzio è autorale (altro che Sotto Tiro) anche nel modo in cui ribalta la prospettiva con protagonisti scompigliati e lunatici alla Hunter S. Thompson (parole di Stone) che si ritrovano in un mondo più stravolto di loro.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film