TRAMA
Repubblica di Salò: quattro fascisti e quattro meretrici rapiscono sedici giovani, fra maschi e femmine, e abusano di loro sessualmente.
RECENSIONI
Abuso di potere, abuso sessuale del potere: volutamente immondo, turpe, disgustoso, squallido, ultimo atto di Pasolini, ucciso prima dell’uscita in sala del film. L’autore fa scandalo della crudeltà di un microcosmo aberrante, rappresentandolo con insistita dovizia di particolari, prendendo le mosse da “Le 120 giornate di Sodoma” di De Sade, trasportate nell’era della banda Koch (che aveva le stanze della tortura presso Villa Fossati a Milano). Indignato dal conformismo e dal torpore imperante nel presente, Pasolini voleva colpire il pubblico allo stomaco: il porno cinematografico d’autore confonde, così, l’etica e l’estetica per rappresentarla. Adottando uno sguardo distaccato (prevalgono i campi lunghi, i prigionieri non hanno volto), lucido e maniacale, l’allegoria rappresenta e non commenta, in una soggettiva respingente degli aguzzini che soffre di sdoppiamento di personalità: è quella grottesca dei porci fascisti, quella dell’osservatore neutro, del provocatore, del censore ipocrita solleticato dalla lascivia bestiale? Tale ambiguità umilia senza fare indignare, lo spettatore subisce la stessa mercificazione e mortificazione delle vittime sulla scena, senza il moto consolatorio di un processo d’identificazione compassionevole, impaurito (senza rabbia), disgustato, soffocato dalle depravazioni, dalle feci, dal sangue, dai banchetti di merda, dai corpi ignudi al guinzaglio e frustati, sodomizzati, torturati, costretti a deglutire polenta infarcita di chiodi. La magistratura accusò il produttore Alberto Grimaldi (che infine tagliò venti minuti mai reintegrati) di “Corruzione ai minori e atti osceni in luogo pubblico”. Gli stessi attori sul set si ribellarono alle condizioni in cui girarono. Pasolini fa lo stupratore, a buon o mal fine che sia. Il crudo antinferno dei sodomiti, ambientato nella Villa Mazzacurati di Bologna, fa qualche allusione politica (chi si ribella ha il pugno chiuso, chi soccombe invoca Dio) ma alla lunga diventa monotono in ciò che rappresenta.

