Fantascienza, Recensione

S.O.S. NAUFRAGIO NELLO SPAZIO

Titolo OriginaleRobinson Crusoe on Mars
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1964
Durata110'

TRAMA

Due astronauti si catapultano fuori della navicella fuori controllo e “naufragano” su Marte. Uno solo sopravvive.

RECENSIONI

Nonostante si sia fatto un certo nome nel cinema d'avventura e di fantascienza (La Guerra dei Mondi), Byron Haskin è un regista privo di personalità, propenso al naïf "scult" involontario. Torna sul luogo del delitto, il "mitico" Marte, e si teme un'altra bufala soporifera come La Conquista dello Spazio. L'idea è quella di impiantare il romanzo di Daniel Defoe ("Robinson Crusoe") su di un altro pianeta, nel futuro, mantenendo intatti i suoi punti di forza: la tensione della lotta per la sopravvivenza, la suspense per un mondo sconosciuto, la crescita interiore a contatto con culture diverse. Se la trasposizione è felice, bisogna volgere lo sguardo altrove, nel cast tecnico, per scoprire che fra gli sceneggiatori c'è Ib Melchior, regista di un cult della science fiction a basso budget come Marte Distruggerà la Terra e sceneggiatore, dal 1965 in poi, delle avventure della famiglia Robinson nello spazio (il serial "Lost in space"). Artista di formazione teatrale, sa come rappresentare un soliloquio o l'interazione di due personaggi in modo intrigante. Haskin, dal canto suo, preferisce l'animazione ai modellini (vedi le astronavi), rifila a Paul Mantee un pistolone da Far West ed esagera con l'arcobaleno di cromatismi che svela la cartapesta: ci pensa la gran fotografia di Winston C. Hoch, con l'ausilio degli effetti, a pennellare scenari apocalittici che esaltano e trasfigurano la Death Valley dove il film è stato girato. È un b-movie con tutti i relativi crismi, fra ingenuità e povertà, ma possiede delle "aperture" che lo baciano in fronte (dal privilegio dato agli esterni rispetto agli interni, alla cura nella drammaturgia e nelle invenzioni). Buffa l'idea della scimmietta "astronauta", ottime le trovate dell'eterno ritorno beffardo della navicella madre in orbita e della ripresa rivelatrice della telecamera, bizzarra la scena in cui Paul Mantee, la scimmia ed una cornamusa, attraversano l'ignoto come spiriti allegri. Il tutto si "eccita" all'incontro con gli U.F.O. e il neo-"Venerdì", un extraterrestre schiavizzato, guarda caso di colore: anche nello spazio i bianchi/alieni soffrono di etnocentrismo e la superbia del terrestre non è da meno, salvo ridimensionarsi nel nome dell'amicizia. Conclude il tutto una caccia all'uomo fino ai ghiacciai…di fuoco e fiamme. Da rivalutare, pur consci del suo "piccolo orizzonte", dove l'azione più ovvia (togliere i braccialetti segnalatori di "Venerdì"), viene rimandata all'infinito.

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