TRAMA
Negli Stati Uniti, rapiscono la figlia del console di Hong Kong e quest’ultimo, per le indagini, impone all’Fbi il suo poliziotto di fiducia. Per tenerlo invece lontano, l’Fbi lo affianca ad un afroamericano borioso e rompiscatole.
RECENSIONI
Funzionerà molto di più l’accoppiata Jackie Chan/Owen Wilson (e relativa sceneggiatura) di Pallottole Cinesi dell’anno dopo. Di stranieri Insieme per Forza nel cinema poliziesco se ne sono visti di tutti i colori (compreso il ‘rosso’ di Danko) e questo, oltretutto, è un ruolo non nuovo per Jackie Chan nei vari tentativi di sfondare all’estero. Il regista (Traffico di diamanti) è quello di fiducia del comico afroamericano Chris Tucker di cui, complice anche il doppiaggio nostrano, non arriva la vis comica o la simpatia: impreca con parlantina a raffica stile Eddie Murphy, ma senza la sua contagiosa risata e, nella finzione e drammaturgicamente, non è una spalla efficace ma un impiastro. Se è d’ordinaria amministrazione la messinscena poliziesca, è sotto gli standard tutto il resto: sono purtroppo esigue le simpatiche acrobazie di Chan (nel traffico di punta ‘rush-hour’, la rissa nel bar, il kung fu per salvare i vasi Ming) e il buddy movie, che dovrebbe iniettare un minimo di vitalità in una trama risaputa, si esaurisce in poche scene. La strana coppia, infatti, ad un certo punto va d’amore e d’accordo e resta la sola azione con commedia contro i cattivi di turno, con imprevisti mal giocati da un regista che non è stato in grado di creare la giusta vicinanza con i protagonisti, e con un racconto che fa acqua da tutte le parti. Gli Stati Uniti sono impazziti (per il film) e ne hanno fatto il numero uno al botteghino, ma è talmente brutto che anche i ciak sbagliati (tipici di Jackie Chan) sui titoli di coda sono noiosi.

