Drammatico, Recensione

ROMEO + GIULIETTA

TRAMA

A Verona Beach, nel 1996, due famiglie si combattono da tempo. Romeo s’innamora della figlia del “nemico”, Giulietta.

RECENSIONI

Il West Side Story degli anni Novanta spoglia l'opera di Shakespeare dalle ragnatele accumulatesi in secoli di rappresentazioni, per riportarla alla luce nella sua magnifica veste moderna, passionale, sanguigna, giovanilistica. Mentre un’anchor-woman recita prologo ed epilogo, i versi, con qualche licenza, sono rispettati come nel Riccardo III di Richard Loncraine, ma Baz Luhrman è molto più sfrontato e coraggioso, immerge la tragedia in un'iconografia kitsch/pop che strizza l'occhio al pulp (violento, grottesco) e alla logica debordante del Rocky Horror Picture Show (Harold Perinneau che canta, da "travestito", la disco anni settanta), passando da toni fumettistici e scherzosi a dettagli alla Sergio Leone (la sequenza d'apertura), fino all'estetica di MTV (compresi quei stop-frame che fanno tanto "videoclip dei Beastie Boys"). Con studi di danza e recitazione alle spalle, e dopo aver già portato sulle scene nel 1994 Sogno di una Notte di Mezza Estate, Luhrmann piega quindi il Bardo al musical, lo accende con i colori, i costumi e il profilmico metropolitano pittoresco, lo osserva con ralenti e movimenti ipertrofici della macchina da presa. Quando, poi, entra in campo la passione dei due giovani cullata dalle acque (l'acquario, la piscina), il regista mette da parte la violenza, il sangue, e si fa accorato, come nelle migliori scene del suo film precedente, Ballroom, sempre incentrato sul tema dell'amore senza compromessi, quello impegnato in una lotta eterna contro l'odio. Leonardo Di Caprio e Claire Danes sanno simulare il trasporto e sono deliziosi e commoventi fino al finale, dove Luhrman prolunga lo strazio del destino crudele.

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