TRAMA
La Regina Rossa rivela ad Alice che, nell’alveare a Racoon City, esiste un antidoto al virus che deve rilasciare entro 48 ore, prima che il dottor Isaacs completi lo sterminio dell’umanità.
RECENSIONI
Il sesto capitolo della saga lunga quindici anni di P.W.S. Anderson e consorte è un egregio e probabile atto finale: tale si dichiara nel prologo che fa il riassunto delle puntate precedenti, smentendosi nel finale in cui Alice afferma che c’è ancora del lavoro da fare. Il racconto ben compendia tutto il percorso, offrendo fondamentali rivelazioni sul passato e tracciando la via per debellare una volta per tutte antagonisti e virus. Un tipico prodotto alla Anderson, semplice ed efficace, votato all’intrattenimento con azione incessante, alla spettacolarità con colpi di scena, alla profusione di idee nelle stringenti maglie dei codici. Anche fragile: basta un’inverosimiglianza, un’esagerazione di troppo, un registro fuori posto e crolla la montatura. In questo caso, invece, funziona tutto a meraviglia fino al contro-finale dove ci s’inventa una motivazione barcollante per tenere Alice in vita (quale sorta di prova biblica per testare se “meritava” di salvare l’umanità); c’è anche un’altra sbavatura riguardo al personaggio di Isaacs, incoerente con i suoi atti da crudele assassino senza remore quando dichiara di sopportare da anni la socia (Alicia Marcus) che gli dà sempre contro, ma è controbilanciata dal fatto che Anderson, ridendo sotto i baffi, trova la risoluzione del confronto finale in termini commerciali, con la socia che licenzia il collega affinché si attivi il protocollo di sicurezza che protegge solo i dipendenti della Umbrella. Altre idee degne di nota in azione: la gag dei “morti viventi” al traino di un’esca-carota, l’assedio a La Fortezza (il film di Michael Mann è una fonte di ispirazione) con tanto di palle infuocate da catapulta e vari ibridi mostruosi. Ottimo anche il lavoro degli scenografi (materici e digitali) per rappresentare una desolata terra di macerie (si gira a Cape Town in aree abbandonate). A differenza degli ultimi due capitoli, il 3D è da post-produzione.

