TRAMA
Il marito Simon cambia lavoro e si trasferiscono nella cittadina dov’è cresciuto, affittando una bella villa. Un amico di infanzia, Gordo, si presenta a più riprese con vari regali, gentile e invadente. Simon vuole toglierselo dai piedi. È successo qualcosa nel loro passato.
RECENSIONI
Lode a Jason Blum e alle sue produzioni a basso costo che valorizzano soggetti e autori nuovi. L’australiano Joel Edgerton non è (mai stato) solo attore: ha diretto due cortometraggi, sceneggiato/prodotto parecchi film del fratello Nash (che, non accreditato, qui dirige le scene in cui Joel recita), fornito il soggetto a The Rover di David Michod e, dal 1996, con la Blue Tongue Film, ha dato vita ad un collettivo di autori. Una piacevole sorpresa il suo esordio nel lungometraggio da regista e sceneggiatore: come interprete si riserva il ruolo di Gordo (con parrucchino anche troppo evidente) e persuade l’idea cardine, che distingue il film dai tanti thriller simili, con cui ribalta il topos per cui la coppia felice, pur fra alti e bassi, affronta lo Sconosciuto alla Porta. I ruoli si invertono ed Edgerton riesce, fino alla fine, a non sciogliere l’ambiguità, per cui il potenziale psicopatico è doppiato dallo stronzo con segreti. La soluzione rinviene una conciliazione, senza risolvere del tutto il mistero: la simulazione messa in atto, infatti, è elaborata e ricca di citazioni non casuali ma non sapremo mai da quale punto in poi è stata messa in atto. “Simon dice”: davvero convincente Jason Bateman.

