TRAMA
Un piazzista di città conosce, in treno, una ragazza dallo sguardo triste. Si rincontrano in corriera, scopre che è incinta, che sta tornando dai genitori e che teme questi ultimi la buttino fuori di casa perché senza marito. Accetta di fingersi tale per aiutarla.
RECENSIONI
Fresca, amabile, ingenua favola, in apparenza lieve, ma di fondo amara nell’analisi di costume sui principi familiari inderogabili dell’Onore e del salvataggio delle apparenze. Come altre opere di Blasetti, contiene i germi del neorealismo (filtrati nel verismo ottocentesco) per le ambientazioni in esterni (fu fra i primi ad allontanarsi, seppur non del tutto, dalla “teatralità” di cui soffriva il cinema italiano), lo sguardo sul popolo e, soprattutto, per il soggetto firmato da Cesare Zavattini: il regista pedina un padre di famiglia dall’inizio della sua giornata lavorativa, anche se, in seguito, preferisce darsi alla mera commedia rosa. Tutto il cinema di Blasetti è diviso fra sincera ispirazione e concessioni spettacolari, alterna opere epico/grandiose a ritratti minuti quasi documentaristici, intona messaggi di bontà e fratellanza in toni favolistici anche debordanti ma, se qui torna la sua retorica rurale dove la campagna vince sulla città, gli ottimi caratteristi e un Gino Cervi che era il suo portafortuna al cinema garantiscono un prodotto delizioso.

