Criminale, Recensione

PROFESSIONE ASSASSINO

Titolo OriginaleThe mechanic
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1972
Genere
Durata100’
Sceneggiatura

TRAMA

Arthur Bishop, noto come “Il meccanico”, è il miglior killer professionista su piazza, ma la forzata solitudine lo porta alla depressione. Al funerale di una delle sue vittime conosce Steve e ne fa il suo apprendista.

RECENSIONI

Dopo Chato, Michael Winner è scelto dalla produzione e per dirigere ancora Charles Bronson (che lo ha fortemente voluto: per entrambi è il primo set hollywoodiano), al posto del designato Monte Hellman, che s’era già messo al lavoro sull’adattamento del romanzo non pubblicato di Lewis John Carlino. Per quanto la sceneggiatura finale varata sul set e decisa dal protagonista abbia modificato la ragion d’essere (secondo Carlino) del testo originale, vale a dire il rapporto palesemente omosessuale fra maestro ed apprendista (con quest’ultimo che lo tampina per scoprire il tallone d’Achille del maestro), la qualità dello scrittore e drammaturgo permane (sue le sceneggiature di La Fratellanza di Martin Ritt e di Operazione Diabolica di John Frankenheimer) e la regia di Michael Winner, più votata all’azione (con geometrie notevoli) che all’analisi psicologica del rapporto edipico, non ne vanifica del tutto la portata dolente e originale, pur riportandola in coordinate di mero genere ripagate dal botteghino. La figura del “meccanico” (in gergo criminale, il sicario), è fra le migliori offerte a Charles Bronson: solitario e raffinato killer a pagamento che ama i vini, le opere d’arte e la musica sinfonica (soprattutto Beethoven) e arriva, anche, a pagare una prostituta affinché si instauri con lei un fittizio rapporto d’amore (epistolare). Celebri l’apertura di 16’ senza dialogo e il colpo di scena finale, previa azione copiosa sulla costa amalfitana.

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