TRAMA
Ricordi, sogni, frammenti di memoria personale e collettiva della Porto degli anni Venti e Trenta, città dell’infanzia, della giovinezza e della prima fase creativa di Manoel de Oliveira.
RECENSIONI
Immagini e fantasia
Il Cinema, signore e signori: ovvero, una sinfonia della memoria (nell’incipit un direttore d’orchestra, ripreso di spalle, guida i suoi professori nell’esecuzione di un brano direttamente collegato ai titoli di testa, destinato a tornare più volte nel corso dell’opera) in cui le foto ed i film d'epoca si sposano perfettamente alle inquadrature "finte", mai così "vere", girate nella Porto di oggi.
La ricostruzione di eventi, luoghi e persone è uno dei temi portanti della filmografia del regista portoghese: come in “Parole e utopia”, il documento, la certificazione della realtà, passa in secondo piano rispetto al tentativo di scoprire una verità insita nel pensiero (e dunque anche nella fantasia dell’artista/“restauratore”) prima ancora che nei fatti.
Tra immagini sgranate e inquadrature fuori fuoco (a rendere anche visivamente la difficoltà di ricordare ciò che tuttavia è tanto dolce sognare), una breve (appena un’ora, purtroppo!) passeggiata nei boschi degli universi possibili (la memoria, il desiderio, la rappresentazione), nel corso della quale voce narrante (dello stesso regista) e personaggi provenienti da diverse epoche si toccano e si confondono, mentre ci si sofferma ad ascoltare le onde del mare o una nenia da balia, si va a teatro o al caffè con la buona società portoghese, si vedono le opere (statue, libri) prodotte dagli artisti di quel periodo, si ammirano spezzoni dei primi lavori di De Oliveira, il documentario e la fiction si scambiano continuamente i ruoli e ci si persuade che, in fondo, un po' della magia del cinema è ancora viva, da qualche parte. E che un signore nonagenario fa ancora faville.
