Avventura, Recensione

PLUNKETT & MacLEANE

Titolo OriginalePlunkett and MacLeane
NazioneU.K.
Anno Produzione1999
Genere
Durata100’

TRAMA

Nel 1748 il capitano MacLeane si unisce al ladro Will Plunkett per ripulire i nobili: il primo si fa passare per gentiluomo nei manieri e individua la potenziale vittima ma finisce con l’innamorarsi della figlia di un giudice supremo.

RECENSIONI

Jake Scott esordisce nel lungometraggio come papà Ridley, cioè con I Duellanti: ha fatto la gavetta in video musicali visionari e “arty” (Smashing Pumpkins, Soundgarden) e si è allenato nel racconto nella serie TV The Hunger di zio Tony. La sceneggiatura di Robert Wade, Neal Purvis e Charles McKeown prende le mosse da un personaggio alla Robin Hood realmente esistito: la messinscena è suadente a livello figurativo, attingendo alla pittura del XVIII secolo (William Hogarth) ma con una colonna sonora (di Craig Armstrong) moderna, per un ibrido originale che ha il suo zenit nella scena della festa aristocratica, fra valzer “di gruppo” e musica techno. L’intento non è quello straniante del Riccardo III di Richard Loncraine perché sosta pienamente nel genere d’avventura e, se non diventa il Butch Cassidy degli anni novanta, è solo perché cattura più gli occhi del cuore, mancando dell’afflato e del respiro della drammaturgia di quel film. Con i dovuti distinguo, sembra più il Pasolini della Trilogia della Vita (o Peter Greenaway) che una ballata anglosassone sui ribelli in stile John Huston o il Tom Jones di Tony Richardson: l’opera di Scott non vuole essere graffiante, sarcastica e anarchica nei sottotesti, ma farsi ammirare per l’iconoclastia figurativa ed essere irriverente nel mostrare defecazioni, congressi carnali in ogni dove (bordelli, prigioni) e brutture umane varie (con humour inglese annesso). Londra ricostruita a Praga e dintorni. Alan Cumming interpreta un simpatico dandy bisessuale; Gary Oldman è produttore esecutivo.

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