TRAMA
Liberdade, San Paolo: Yuda, un impaurito fuorilegge cinese, e il figlio adottivo Kirin, un impulsivo e giovane sognatore, gestiscono insieme il racket delle merci piratate nell’ultraliberale metropoli .brasiliana.
RECENSIONI
Esempio d’ipertrofia parautoriale, Plastic City sguazza nella più brutta ossessione stilistica. Forse il sovraddosaggio visivo desiderava sottolineare un’estetica da orgasmo iperrealista, peccato che il lavoro sulla luce e il colore raggiunga la marca del B movie. A quanto dice il titolo, la forma doveva apparire mercificata? Alienata dal sostrato di finzione che la circuisce? Non vale neppure la pena sondare un territorio inevitabilmente restio che vede nei caratteri scelti lineamenti di pura isteria (i personaggi racchiusi nella loro radice iper- sono ottusamente obsoleti) e metafore di presunzione annichilente (Kirin figlio della City of God? Rimembrate il gesto sacrale del lancio delle banconote a inizio film). Plastic city è il vero mostro della Mostra (Shundei Oe – e Pasquale sono avvertiti!).
