Piovono rane dal cielo

L’uscita di There will be blood, traguardo palesemente importante che segna la chiusura di una fase, conduce naturalmente alla pubblicazione di questo volume che analizza il cammino fin qui percorso dal regista Paul Thomas Anderson. L’esiguità del catalogo esaminato (cinque lungometraggi all’attivo dell’autore statunitense) dà anche agio a Diego Mondella di trattare ciascuno dei titoli con l’attenzione e l’approfondimento che essi meritano._x000D_Oltre alle influenze che si ravvisano chiare nelle sue pellicole, da quelle altmaniane (la predilezione per l’opera corale – Magnolia diventa fulcro e riferimento centrale parlando del lavoro del giovane regista – o l’attenzione per un’umanità antoeroica) a quelle del miglior Scorsese, per passare al legame con Jonathan Demme, solitamente poco rimarcato, e a cui Mondella rimanda soprattutto per Ubriaco d’amore, stante la tendenza di Demme a sovvertire i codici del genere, lavoro che Anderson imprevedibilmente fa con quello che è il vero oggetto a parte del suo percorso autoriale, il volume dà conto della componente autobiografica presente nelle sue opere (il ricorrente tema dell’irrisolto rapporto padre-figlio, la più generale tendenza all’allestimento di un tragico teatro familiare, l’ansia di un riscatto, la tenacia dimostrata da alcuni personaggi per coronare un sogno, i riflessi dell’educazione cattolica). Ciascun capitolo della filmografia andersoniana risulta corredato da una puntuale sinossi, un’analisi della struttura narrativa, il rigoroso tratteggio dei personaggi (le persone sono l’elemento più rilevante delle sue opere, dal vangelo secondo Altman): da Sydney/Hard eight, debutto già maturo e prima radiografia della relazione padre-figlio, quasi-noir di stampo teatrale, in odore di Mamet, con discorsi secchi e ellittici (giustamente paragonati da Mondella a quelli de La casa dei giochi, il debutto dietro la macchina da presa del grande drammaturgo), al primo grande affresco di Boogie Nights, di cui si descrive anche la difficile genesi, opera il cui pessimismo si tramutava in disillusa critica al Sogno Americano.
L’analisi di Magnolia, Orso d’oro a Berlino che rivelò al grande pubblico il talento del regista, è molto precisa ed interessante, sottolineando Mondella in maniera sempre chiara i rimandi interni, i motivi portanti, le studiate reiterazioni del plot, le dinamiche fatali sulle quali si sviluppa il narrato, la marca quasi ipertestuale del film, caratteri che rimandano a tanta letteratura postmoderna (con i sacrosanti riferimenti al DeLillo di Underwold o al Pynchon de L’arcobaleno della gravità) e naturalmente riservando all’analisi delle figure il compito di individuare quelle che possono definirsi le costanti ricorrenti nell’opus esaminato. Non è da meno la trattazione del deviante/deviato Punch Drunk Love visto, molto argutamente, come preconizzante dell’avvento della nuova umanità, quella post Undici Settembre posta al centro di vicende risolte con una maturità di sguardo e con l’efficacia propria della migliore letteratura contemporanea (da D.F. Wallace a Lethem) e affrontate con una mano straordinariamente matura ed inventiva (il lavoro sul colore, le inquadrature, la luce, la musica viene dettagliatamente illustrato). Il lungo capitolo finale è ovviamente dedicato al film più ambizioso del regista, quel There will be blood che porta per la prima volta l’autore a confrontarsi con un adattamento e che riprende le cupe considerazioni che oscurano l’ottimismo e il proverbiale possibilismo americani. Al di là della puntuale disamina dei film in questione, a singole, esiziali sequenze, al lavoro svolto sugli e con gli attori, uno dei maggiori meriti del volume è dunque quello di non accontentarsi della disamina dei titoli, attraverso l’isolamento dei temi centrali, dei motivi dominanti e delle coordinate stilistiche che li caratterizzano, ma di calare l’opera in un panorama sfaccettato della cultura americana che si afferma come indispensabile sostrato di riferimento per una migliore comprensione della filmografia di Anderson. Questi ed altri elementi (non vanno dimenticate le illustrazioni a supporto) rendono Piovono rane dal cielo un consigliabile vademecum per approfondire il lavoro di quello che Antonio Monda, nella prefazione al testo, designa senza mezzi termini, come il più straordinario talento apparso sul panorama del cinema mondiale nell’ultimo quindicennio.

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