Apple Tv+, Drammatico, Recensione

PICCOLE COSE COME QUESTE

Titolo OriginaleSmall Things Like These
NazioneIrlanda
Anno Produzione2023
Durata96’
Sceneggiatura
Tratto da Piccole cose da nulla di Claire Keegan
Scenografia

TRAMA

1985, Irlanda: Bill consegna il carbone. Da piccolo fu accolto in casa da una donna abbiente dopo la morte della madre. Oggi, in una Casa Magdalene gestita dalle suore per ragazze senza futuro, una di queste, terrorizzata, lo prega di portarla via. Ne parla alla moglie che gli consiglia di non impicciarsi.

RECENSIONI

La prima parte è a fuoco lento, forse dettata dalla natura breve del racconto di base (Piccole cose da nulla della scrittrice irlandese Claire Keegan, 2021). L’esatto contrario del Magdalene di Peter Mullan (da cui torna l’attrice Eileen Walsh), fuori misura ed enfatico: Piccole Cose come Queste, invece, è minimalista, costruito sui dettagli, con flashback che pian piano svelano il dramma del protagonista mentre nuovi eventi chiamano in causa la sua coscienza forgiata dal passato. La messinscena procede con una sorta d’inconsistenza ricercata che entra sottopelle perché composta di non-detti, tensioni sotterranee, sotterfugi, sguardi, terrore sopito ma dirompente, omertà generalizzata di fronte al potere e alla convenienza. Un progetto voluto da Cillian Murphy (produttore, insieme a Matt Damon e Ben Affleck) che, con la sua recitazione malinconica, con sguardo segnato ed empatico, tormentato dal passato (fino a parlare con il sé bambino) fa il film tanto quanto l’inquietante madre superiora pennellata da Emily Watson (sguardo di ghiaccio, azioni sottilmente manipolatrici): chiama alla regia il belga Tim Mielants che lo aveva diretto nella serie Peaky Blinders, mentre la sceneggiatura è firmata da Enda Walsh, quella del sottostimato Chatroom - i segreti della mente di Hideo Nakata, di Hunger di Steve McQueen e di Disco Pigs di Kirsten Sheridan, per un dramma di denuncia che con i suoi modi sottotono funziona meglio dei predecessori sull’argomento (mettiamoci anche Philomena di Stephen Frears) e dà corpo a una figura ‘etica’ appassionante, un protagonista che, beneficiato nel passato sfortunato, non può chiudere gli occhi, come tutti gli chiedono (moglie compresa ma non stigmatizzata), di fronte a un’anima che gli chiede il medesimo aiuto. Il finale, sobrio, è un capolavoro: non c’è bisogno di conoscere le conseguenze, il giusto gesto è compiuto.