Recensione, Thriller

PERVERSIONE MORTALE

Titolo OriginaleWhispers in the dark
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1992
Genere
Durata103’

TRAMA

Una psichiatra si eccita ascoltando i racconti sadomaso di una paziente ma scopre che condividono l’amante: la paziente interrompe il trattamento inviperita e si suicida.

RECENSIONI

La prima parte somiglia a un video di "Playboy", solo più dilatato e serioso, dove le perversioni mostrate e i termini sessuali espliciti diluiscono il loro impatto nello stile patinato. Nella seconda, l'imperativo è "strafare", seguendo la moda del periodo del thriller a scatole cinesi e tenendo nascosta l'identità dell'assassino fino all'ultimo, senza badare alla verosimiglianza. L'intero film è un'infinita seduta psicanalitica dove tutti, dal paziente al terapeuta fino all'ispettore di polizia, si raccontano per liberarsi dalle sottomissioni (fisiche, sadiche, psichiche, sentimentali). Ma ci sono troppi inganni ai danni dello spettatore, troppe coincidenze, elementi prevedibili, colpi di scena organizzati male. Passo falso per Christopher Crowe (che, infatti, non dirigerà più), che aveva convinto di più con il precedente Saigon, senz’altro più curato, anche a livello figurativo (qui il budget è evidentemente ridotto ma le immagini sono piatte oltre le ragioni economiche). Se la sua messinscena è mediocre, si può dargli atto che la sua sceneggiatura è elaborata, amante degli ingredienti "viziosi", capace di riscattare certe convenzioni con elementi originali o, viceversa, inquinare le buone idee di base con le convenzioni. Niente da dire (di male) sugli interpreti.

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